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L’ingegner Luca D’Angelo sa come far funzionare la sua macchina perfetta Dal Canto mastica amaro

L’ingegner Luca D’Angelo sa come far funzionare la sua macchina perfetta Dal Canto mastica amaro

Il tecnico nerazzurro lascia fuori Pesenti e il grande ex Moscardelli A fine partita elogia la squadra e i tifosi: «Ci danno una grande carica» 

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dopo il 90’

Mister Luca D’Angelo ingegnere nerazzurro. Disegna, inventa, crea.

In un momento delicato della stagione, all’incrocio tra il sogno “B” e l’occasione mancata, tira fuori “cervello calcistico” e astuzia e sbroglia il nodo legato alla sostituzione dello squalificato Marin. Come? Con semplicità e, allo stesso tempo, con la visione tattica di chi sa mantenere il sangue gelato anche nelle serate che contano. Piazza De Vitis a centrocampo e inserisce Meroni in difesa a fianco di Benedetti. Coraggio. È soprattutto questo che caratterizza un grande condottiero. E D’Angelo tira fuori gli attributi schierando Marconi al posto di Pesenti come partner di Masucci. Sono tutti forti là davanti. Scegliere non è mai facile. Parte in panchina anche Moscardelli, super ex della partita. Entrerà a match in corso. Quanto basta per raccogliere l’elogio del suo allenatore: «Giocatore straordinario, che sa mettersi a disposizione e dare una mano ogni volta che viene chiamato in causa».

D’Angelo fa piovere complimenti anche su Masucci - «contributo importantissimo» - prima di sottolineare l’apporto determinante degli oltre mille tifosi presenti nel settore ospiti. «Ci hanno sostenuto con un calore pazzesco per tutti i novanta minuti – dice – la loro passione ci spinge nei momenti difficili». D’Angelo non ha segreti, e soprattutto non ama la pretattica. Ed ecco, quindi, la spiegazione cristallina della sostituzione di Birindelli con Liotti al 32’ della ripresa: «Non c’entra la partita di ritorno, l’ho sostituto solo perché aveva i crampi». Ma in campo al Comunale di Arezzo non c’è stato solo il Pisa. Anzi. I padroni di casa hanno fatto un partitone. Sì, forse un po’ troppo “leggeri” nei momenti clou della partita, ma comunque capaci di mettere in seria difficoltà il Pisa per lunghi tratti dell’incontro. Arezzo-Pisa è il trionfo del calcio vero, quello che si costruisce contrasto su contrasto, con cattiveria agonistica, ma anche con triangolazioni, geometrie, idee e strategie tattiche. Una partita di categoria superiore. «La squadra ha fatto una grande partita, meritavamo di vincere. È stata la migliore prestazione casalinga della stagione, oggi gli episodi non ci hanno sorriso, anche se abbiamo avuto la palla del 3-3 su calcio di rigore e non l’abbiamo sfruttata».

Così un amareggiatissimo Alessandro Dal Canto, che in vista del ritorno all’Arena di domenica alle 20.30 lancia un messaggio diretto: «Era meglio arrivarci con un pareggio, ma il mio funerale non l’hanno ancora fatto».

Poi il nervosismo scende, e in sala stampa il tono del mister amaranto si addolcisce: «Andremo a giocarcela all’Arena, noi abbiamo dei concetti di gioco che spostiamo leggermente a seconda dell’avversario. Ho giocatori abili a diverse letture durante la partita, nemmeno io pensavo di produrre così tante occasioni contro il Pisa. Nello spogliatoio comunque c’è grande fiducia e entusiasmo, ma occhio al Pisa: ogni volta che accelera è pericolosissimo». —

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