Il Tirreno

Pisa

Di Maio e quel trionfo al primo turno «Vi spiego il sistema per vincere»

Pietro Barghigiani

Il sindaco riconfermato con il 54,05 per cento e 9.537 voti racconta il metodo seguito in cinque anni a San Giuliano Terme Dal rapporto con i cittadini al controllo della macchina organizzativa dell’ente per fronteggiare ogni criticità 

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l’intervista

Il metodo Di Maio. Quello che, numeri alla mano, ha prodotto un successo che sa di trionfo: 54,05 per cento e 9537 voti raccolti al primo turno.

Riconferma plateale per altri cinque anni come primo inquilino di Palazzo Niccolini.

Siciliano, 47 anni, appuntato scelto dei carabinieri di stanza a Camp Darby - in aspettativa non retribuita per impegni politici - Sergio Di Maio non è che ha trasformato il Comune in una caserma. Ma, insomma, i suoi assessori sono abituati a stare sul pezzo.

Anche perché lui li controlla. Pretende, e lo fa notare, quello che dà lui ogni giorno: l’impegno.

Neanche i dipendenti svicolano. Soprattutto quelli che lavorano nei settori in cui è necessario dare subito risposte ai cittadini che denunciano disagi.

Sindaco, come si spiega la riconferma?

«Perché in questi cinque anni abbiamo dimostrato di governare bene ed essere stati presenti a ogni appuntamento per qualunque criticità del territorio. E in particolare perché abbiamo dimostrato di avere una cultura di governo e di conoscere il territorio in modo capillare. È un dettaglio non da poco emerso anche duranti gli incontri e i dibattiti elettorali. Sinceramente ero molto più preparato degli altri candidati».

La cultura di governo vince sugli slogan?

«Certo. Sugli slogan e anche sul populismo. Di un territorio si è amministratori, non padroni. E quando si fa bene i risultati arrivano».

Chiamiamolo modello Di Maio. Può essere esportabile? Magari qualcuno del Pd la sta a sentire.

«È un modello basato sul dialogo e sul fare e non sulle chiacchiere. Abbiamo fatto una grande alleanza e siamo stati ripagati dei grandi sacrifici fatti».

Cosa significa esattamente?

«Lavorare 18 ore al giorno».

La sua giornata tipo ?

«Mi alzo alle 6,30 e fino a 7,30 controllo la posta e leggo i giornali. Alle 8,30 sono in Comune. Il giovedì è il giorno che dedicato al territorio. La mattina è per la parte nord, il pomeriggio per quella a sud. Mi rendo conto di persona di quelle che sono le criticità nelle zone. Sono in costante contatto con l’ufficio tecnico e la polizia municipale e dal mio ufficio monitoro le telecamere sul territorio. Più di questo...»

Un po’ come quando Berlusconi faceva il presidente-operaio. A San Giuliano Terme c’è il sindaco-cantoniere ?

«Non lo so. Di sicuro rispondo personalmente alle segnalazioni dei cittadini e assegno i lavori agli uffici».

Va bene, ma è un sistema che può andare bene per piccoli Comuni.

«Certo, ma in un Comune grande c’è più personale, anche come dirigenti. Nei municipi più ridotti un amministratore deve essere in grado di gestire le piccole cose. Vince chi ci mette la faccia».

La ricetta è di pensare più all’erba all’alta che ai grandi progetti che rimangono nel cassetto?

«Dico solo che a San Giuliano Terme il Pd ha cominciato a ragionare con la gente e ragionando con i cittadini significa vincere. Non solo il Pd, ma la politica in generale».

Come ha passato la prima giornata da sindaco bis?

«Come sempre in ufficio a proseguire il lavoro lasciato il venerdì. Ho fatto ricevimento fino al 24. Tre giorni dedicati solo alle elezioni e poi via con i nuovi appuntamenti. Non sono un sindaco che pensa a chissà cosa e poi dimentica il lampione spento per settimane. È una mancanza che indispettisce il cittadino. Come amministratore il rammarico più grande è per la politica nazionale».

Le solite lamentale sui finanziamenti negati?

«Certo. Non aiutano i Comuni sopra i 20mila abitanti. Non abbiamo beneficiato di alcuni fondi statali perché hanno voluto premiare chi era sotto i 20mila residenti».

Polemica contro la Lega?

«È una considerazione da sindaco. Qui contro la Lega ho stravinto. Una vittoria netta. Da una parte apprezzo l’umiltà dei M5S per una campagna elettorale tranquilla, mai sopra le righe. Non posso dire altrettanto per il candidato della Lega che si è mosso attraverso l’onorevole Donatella Legnaioli. Fossi in loro farei una seria riflessione sugli errori commessi. L’onorevole Legnaioli ha sbagliato su tutta la linea. Era convinta di portare a casa il risultato e, invece, ha incassato un bellissimo flop. Errori su errori. A partire dal candidato (doveva essere Vincenzo Ferri, ndr). Questa vittoria la dedico all’onorevole Legnaioli alla quale consegno virtualmente un bel tapiro».

Il vice premier Salvini in piazza invitò i sangiulianesi a mandarla a casa.

«Hanno portato ministri, sottosegretari. Salvini, ministro dell’Interno, ha fatto il suo show rifiutandosi di vedermi quando io avevo comunicato la mia presenza in municipio. I suoi militanti mi hanno impedito di incontrarlo. È venuto persino il “capitano” per battermi. Mi dispiace, ma gli ho rifilato un cartellino rosso senza neanche passare dal giallo».

L’antidoto contro Salvini è Di Maio?

«Sì, ma l’originale. Sergio, quello che lo ha messo in panchina». —

Pietro Barghigiani

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