Gioco
Ids, da dipendenti felici a disperati in pochi anni: ecco come sono svanite le nostre certezze
Gli operai Fiom raccontano la parabola discendente della loro storia professionale e personale legata alla crisi dell’azienda di Montacchiello
La lettera
Hanno preso carta e penna e hanno ripercorso la loro storia. Una vicenda di lavoratori e lavoratrici traditi da quell’azienda in cui lavoravano con orgoglio. Ecco come i dipendenti dell’Ids-Ingegneria dei sistemi aderenti alla Fiom raccontano come in pochi anni sia cambiata la loro vita.
Povera Italia e poveri noi. Siamo dei lavoratori pisani e da anni lavoriamo per un’azienda che è stata sempre un’eccellenza del settore: l’Ids-Ingegneria dei sistemi. Per noi è sempre stata la nostra seconda casa, ma oggi vogliamo raccontarvi di come ora ci sentiamo soli e disperati.
L’azienda nasce nel 1980 ed è amministrata dal proprietario e fondatore Franco Bardelli. Nel 2010 l’ingegnere muore lasciando il comando al figlio Giovanni, che fino ad allora aveva sempre ricoperto ruoli commerciali. Decise di investire in mercati esteri aprendo succursali sparse per il mondo, incrementare la gamma dei prodotti, scopre e si innamora del mercato dei droni sul quale decide di puntare tutto.
Questa espansione non è supportata da risorse finanziarie adeguate e in pochi anni le casse si svuotano.
Per trovare capitali freschi nel 2013 viene ceduto il 24% della società alla Simest, azienda controllata da Cassa depositi e prestiti. L’incasso è di 9 milioni di euro ma queste risorse non sono sufficienti e nel 2016 la società vende per 38 milioni di euro la divisione Georadar, il ramo con più alta marginalità e che rappresentava il 40% del fatturato. Nello stesso anno la società cede le quote di Sistemi dinamici all’altro socio, Leonardo, che dal 2006 ne deteneva il 40%. La Sistemi dinamici da qualche anno stava investendo su un elicottero senza pilota, un progetto che necessitava di risorse finanziarie che Ids non riusciva a sostenere.
Per noi il 2016 è stato il primo vero anno all’insegna della paura. Non sapevamo che fine avrebbe fatto l’azienda, la stessa stava cambiando e non avevamo certezze sul futuro ma soltanto piani industriali fantasiosi. I soldi incassati sono finiti e i fornitori non sono stati pagati. La perdita di fatturato non è stata rimpiazzata con introiti equivalenti e l’azienda ha cominciato ad accumulare debiti.
A gennaio 2018 è arrivato un nuovo amministratore delegato, Massimo Garbini. Arrivava dall’Enav dove aveva ricoperto dal 2009 al 2011 la carica di direttore generale e dal 2011 al 2014 quella di amministratore unico. Garbini voleva entrare in Ids già nel 2014 ma, dopo un’interrogazione parlamentare che sollevava un caso di conflitto di interessi, dovette rinunciare e far passare tre anni dalla fine dell’incarico in Enav.
Quando è arrivato eravamo felici: prometteva piani industriali, risoluzione dei problemi finanziari entro due mesi, incontrava tutti e ci rassicurava che avrebbe cauterizzato la ferita. Garbini sosteneva di non essere un sognatore ma una persona concreta e che per questo avrebbe investito solo sui droni già pronti per la vendita e con un mercato di riferimento.
Nella seconda metà dell’anno 2018, la divisione “Unmanned”, prima quasi smantellata, viene ricostruita assumendo come dirigente Antonio Maglione, venuto da Piaggio aerospace in fallimento. Ripartono gli investimenti, il presidente comincia a dire che il nostro futuro sarà con droni di ogni tipo: sotterranei, sottomarini, terrestri, aerei, ovunque.
Droni per tutti dunque e le banche, a detta dell’amministratore, erano fuori dai cancelli a picchiarsi per darci finanziamenti. Evidentemente si sono uccisi tutti fra loro e non ci sono stati superstiti perché non è arrivato nessun finanziamento.
Garbini ha però ancora una carta nella manica: possiamo vendere il ramo aeronavigazione, per coincidenza al suo ex datore di lavoro Enav. Ma noi lavoratori siamo preoccupati: vendi sì il ramo a 50 milioni di euro, ma noi rimaniamo al lavoro?
Quest’anno abbiamo fatturato 42 milioni con 420 dipendenti. L’aeronavigazione da sola ha fatturato 24 milioni. Insieme al suo ramo, se va tutto bene, saranno ceduti 150 dipendenti. In Ids rimarremo in 270 con un fatturato annuo di 18 milioni di euro.
Ci viene un dubbio: ci guadagneranno tutti eccetto noi lavoratori? Garbini riscuoterà il suo compenso arretrato? Le banche recupereranno i loro crediti? I fornitori riscuoteranno secondo il criterio di chi prima arriva meglio alloggia e per primo arriva chi ha fatto i decreti ingiuntivi? Potrebbe riscuotere anche la Simest, ossia la Cassa depositi e prestiti, in forza di un contratto per cui Ids deve riacquistare le azioni questo giugno?
Ma sarà pagata anche il l’Irpef che ci hanno trattenuto ma non hanno versato per almeno 5 milioni di euro?
Abbiamo paura che alla fine tutti avranno una risposta eccetto noi. E il rischio è ritrovarci senza un lavoro e, magari, con un fermo amministrativo sull’auto o una seconda ipoteca sulla casa per colpa dell’Irpef non pagata e per la quale siamo solidali con Ids nei confronti dello Stato.
Intanto, il mese scorso abbiamo ricevuto mezzo stipendio. Il 5 giugno attendiamo la mensilità relativa al mese di maggio e il 50% non pagato ad aprile. E abbiamo sempre più paura per l’azienda, per noi, per il futuro.
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