Il Tirreno

Pisa

Il congresso degli agronomi 

«Controllate i terreni, non uccidete il biologico con la burocrazia»

Giuseppe Boi

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PISA. Un grido d’allarme e una richiesta d’aiuto rivolta alla Stato, all’Unione europea e agli enti certificatori. A lanciarlo sono gli oltre 200 agronomi che venerdì si sono riuniti al Polo Piagge. Da tutta la Toscana sono arrivati a Pisa per riunirsi e discutere di biologico. Un settore prima considerato di nicchia, ma che ora coinvolge circa 5mila aziende toscane. Un compartimento che rischia di essere azzoppato tanto dal mercato quanto dalla burocrazia. «Da uomini di campo, siamo diventati uomini d’ufficio», spiegano mentre raccontano il paradosso di un settore in cui registri, certificazioni e regolamenti siano più importanti di ciò che si produce sui campi.

«Il problema è che il prodotto biologico non si vende semplicemente producendolo, ma in base a ciò che viene certificato», hanno concordato i diversi relatori che si sono susseguiti durante il congresso. Ad aprire i lavori è stato il presidente della federazione regionale Marta Buffoni, dopo il saluto del sindaco di Pisa Michele Conti (anch’egli agronomo) e il consigliere nazionale dell’ordine Corrado Fenu. A seguire gli interventi di rappresentanti della Regione, di Federbio e dell’Associazione organismi di controllo e certificazione del biologico. Tra i relatori anche avvocati e agenti dell’Ispettorato centrale repressione frodi, produttori e docenti universitari. Tra gli interventi più attesi quello della vicepresidente commissione Agricoltura della Camera dei deputati Susanna Cenni.

A lei gli agronomi hanno chiesto chiarezza su un sistema che rischia di paralizzare il lavoro nelle aziende. «Ben vengano controlli e sanzioni, ma occorre che le regole siano precise, certe e non interpretabili», hanno ribadito alla parlamentare pisana prima di lanciare il loro appello: «Analizzate i terreni che coltiviamo, gli animali che alleviamo, i prodotti di agricoltura biologica che vengono immessi sul mercato, ma non uccidete un settore costringendo chi lavora a compilare registri su registri, certificazioni e autocertificazioni, insomma a rimanere invischiato nella burocrazia. Anche perché spesso i dati e gli elementi sono sempre gli stessi ma vanno scritti in più registri per poter ottenere le diverse certificazioni necessarie per il biologico».

Giuseppe Boi

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