Il dolore
Stop al maxi comune, asse Pisa-Cascina
Dall’ipotesi di un municipio da 200mila abitanti anti-Firenze alla svolta decisa dall’amministrazione leghista
PISA. Tanti saluti al maxi-comune d’area pisana, avanti con l’asse Pisa-Cascina. L’ultimo consiglio comunale ha votato la “Revoca dell’avvio del procedimento del piano strutturale intercomunale”. L’assessore all’urbanistica, l’ingegner Massimo Dringoli, ha spiegato il tutto sotto il profilo tecnico, con una serie di scadenze non più rispettabili dai Comuni nei confronti della Regione che aveva finanziato l’iter. A quel punto, dopo una lettera inviata agli altri Comuni dell’area a fine aprile per informare delle nuove intenzioni, si è andati diritti verso il voto in consiglio.
Ma è evidente che dietro ci siano anche altre valutazioni. Le sei amministrazioni sono state a lungo monocolore Pd, ma prima Cascina e poi Pisa sono passate sotto le insegne della Lega. Una rivoluzione, indubbiamente, negli assetti e nelle visioni.
Lo scenario del maxi-comune partiva dal lontano. L’obiettivo era unire in qualche modo i sei comuni dell’area pisana per costituire un maxi-comune da 200mila abitanti complessivi. Un contrappeso sulla costa, tutto pisano, rispetto allo strapotere fiorentino. Una visione sulla quale le amministrazioni che si sono succedute, dal sindaco Paolo Fontanelli al sindaco Marco Filippeschi, hanno puntato forte. Tanto da affidare il ruolo di coordinatore del piano strutturale d’area, dentro il gruppo dei dirigenti comunali, ad un big del Pd come Giuseppe Sardu, che è anche presidente di Acque Spa.
La prospettiva peraltro è antica di una ventina d’anni, sfociata nella sottoscrizione dei primi atti nel febbraio 2010: il consiglio comunale di Pisa approvò allora l’avvio del procedimento del nuovo piano strutturale dell’area pisana per i comuni di Calci, Cascina, Pisa, San Giuliano Terme, Vecchiano, Vicopisano. Un primo passo per unire le strategie di sviluppo traducendole in atti comuni.
Va detto che l’idea di maxi-comune è cambiata negli anni a seconda degli interpreti. La versione più estrema era un’unione autentica, con Pisa “regina” ed i Comuni limitrofi stile Municipi di Roma. Quella più sobria indicava l’unione di servizi, oltre all’integrazione dei piani urbanistici. Le resistenze dei campanili, al di là delle comuni appartenenze politiche, hanno fatto il resto. «Credevo anch’io al Comune unico - ha detto Dringoli in consiglio comunale -. Ma sarebbe andato bene se tutti fossero stati d’accordo. Non se qualcuno pensa, com’è successo, che l’altro lo voglia mettere di mezzo perché è più grande». Un pensiero che resiste e che è entrato anche in questa campagna elettorale. «Il rapporto con Pisa è stato e deve essere di grande collaborazione, ma in piena autonomia. Non a caso ci siamo sempre opposti all’ipotesi del Comune unico», ha detto il sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti, nel recente confronto tra candidati. «A me più del contenitore interessano i contenuti. Noi svolgiamo già politiche d’area anche con i Comuni a guida leghista», la risposta tiepida di Sergio Di Maio, primo cittadino di San Giuliano. «Qualora si decidesse di fare un piano intercomunale con Cascina, lo faremmo sulla base di elementi oggettivi come l’appartenenza comune alla fascia di pianura dell’Arno», ha detto Dringoli. Comunque sia, la svolta è netta.
Francesco Loi
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