Il Tirreno

Pisa

Impiegata vince causa per demansionamento e ottiene 21mila euro

Pietro Barghigiani
La causa è iniziata nel 2010 e si è conclusa nel 2018
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La causa è iniziata nel 2010 e si è conclusa nel 2018

Isolata e costretta a lavorare con un pc difettoso, poi "segregata" in una stanza in totale inattività: dopo 8 anni l'azienda ospedaliera di Pisa è stata condannata

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PISA. Messa in stanze senza strumenti adeguati per lavorare. E assegnata a uffici per i quali la sua competenza, e inquadramento professionale, era superiori rispetto alla mansione da svolgere. In una parola demansionata. A distanza di otto anni dalla causa avviata contro l’Azienda ospedaliera, un’impiegata si è vista riconoscere non solo il danno per l’assenza dal lavoro dovuta a problemi depressivi a causa delle condizioni imposte in ufficio. Ma ha ottenuto anche una quota dello stipendio per gli anni in cui sarebbe andato avanti il demansionamento. Secondo il giudice dal 2004 al 2010. In tutto è un conto di 21mila euro che l’ospedale è stato condannato a pagare alla donna.

È stato il giudice del Tribunale di Pisa, sezione lavoro, Franco Piragine a scrivere la sentenza nella causa avviata dall’impiegata che, tra le varie rimostranze, aveva segnalato al giudice di essere stata «arbitrariamente isolata e allocata nei locali magazzino, con in dotazione una postazione pc continuamente difettosa che la costringeva a continue segnalazioni di anomalie».

Non solo. Trasferita di nuovo «in attesa che venisse dato inizio a un progetto, restava segregata in una stanza di corsia (peraltro utilizzata dagli specializzandi per cambiarsi) in totale inattività, tranne l’unica mansione di scrivere manualmente indirizzi di utenti su lettere già predisposte, imbustare e portare alla spedizione».

Oppure, tra gli altri esempi, si limitava a rispondere al telefono o a svolgere mansioni «di mera portineria, consistenti nell’indicare agli utenti interessati l’ubicazione delle varie strutture dell’ospedale. E, inoltre, subiva ingiustamente contestazioni disciplinari e valutazioni negative».

Nel corso della causa il dottor Piragine ha nominato un consulente tecnico che ha concluso, circa il danno alla salute dell’impiegata, che «a causa dell'asserito demansionamento, ha sviluppato un disturbo dell’adattamento cronico con ansia e depressione, che ne ha condizionato la qualità di vita e per il quale ha necessitato di periodi di riposo e astensione dal lavoro». 

 

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