La protesta
Musica e colori in una festa con i sacchetti di marijuana
“Erba” proposta ai presenti all’iniziativa con altri venditori impegnati a offrire le cartine per gli spinelli a pochi metri dalle forze dell’ordine
PISA. C’è chi balla sulle note di “Bella ciao” con un sorriso stampato in faccia che è il simbolo di un angelico stato di ebbrezza. E chi gira con lattine e bottiglie di birra familiari predisposto a una socializzazione spontanea. Peace and love favoriti da un afrore di marijuana che avvolge lo spicchio della piazza davanti alla stazione dove gli antiproibizionisti si sono radunati per celebrare Canapisa. Una liturgia laica che ogni anno si ripete per riaffermare la necessità di legalizzare hashish e marijuana.
Sul lato opposto della piazza, quello verso il cinema, una schiera di pusher di colore si limita a ricevere giovani alla ricerca di “fumo”. Poco alla volta gli spacciatori con una disinvoltura che sfiora la sfrontatezza, trovandosi a pochi metri da un imponente schieramento di forze dell’ordine, si portano nell’area della festa. Con un sacchettino di cellophane in mano pieno di erba offrono la marijuana. Un sorriso e il braccio teso all’aspirante cliente con la merce a disposizione. A seguire c’è chi passa con le cartine. Una filiera dello spinello che poi è il senso del presidio, chiassoso nella sua ostentata volontà di ribadire il no al proibizionismo delle droghe leggere. Depliant informativi, interventi a favore della liberalizzazione, condivisione di un’idea che rifiuta le costrizioni di regole imposte da una società che produce valori come quello di contrastare la sfilata che nelle precedenti diciotto edizioni ha attraversato la città.
Canapisa 2019 ha rilanciato il suo messaggio. Lo ha fatto stando nel recinto di una piazza, neanche tutta. Una media di 500-600 persone a gravitare intorno ai giardinetti con un servizio d’ordine che ha garantito la pulizia.
Una manifestazione che è andata avanti dalle quattro circa fino a oltre le venti senza incidenti. Non c’è stata la consueta festa finale. E questo può aver inciso su una presenza ridotta rispetto ai numeri del passato. Il questore Paolo Rossi, con un passaggio del prefetto Giuseppe Castaldo, ha controllato sul campo gli effetti dei due presìdi, quello antiproibizionista e il fronte del no a Canapisa promosso dal sindaco Michele Conti in piazza Vittorio. Decine tra carabinieri, agenti e finanzieri in divisa a fare da cuscinetto per evitare contatti. Più personale in borghese. Non ce n’è stato bisogno. Un pomeriggio privo di tensioni che fa dire al questore: «Tutti hanno fatto il loro dovere e li ringrazio. Un servizio d’ordine così non si vedeva da tempo». —
Pietro Barghigiani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
