Omicidio in pineta, condannato all’ergastolo
Barman di 25 anni riconosciuto colpevole di aver sparato e ucciso uno spacciatore 19enne durante un tentativo di rapina
PISA. Ha sparato per uccidere. Nessun incidente dovuto alla colluttazione con l’amico della vittima. Michele Antonelli ha puntato la pistola contro il pusher che voleva rapinare e ha premuto il grilletto con la volontà di ammazzarlo. E la naturale conseguenza di un’azione del genere è una condanna all’ergastolo.
È la sentenza pronunciata poco prima delle tre di ieri pomeriggio dopo quasi quattro ore di camera di consiglio dal gup Pietro Murano che ha accolto la richiesta del pm Fabio Pelosi.
Presente in aula, Antonelli ha assistito alla lettura del dispositivo di un verdetto arrivato al termine di un processo con rito abbreviato per omicidio volontario. Lo sconto di un terzo previsto dal rito è stato annullato dalle aggravanti riconosciute a carico del 25enne barman di Calambrone, in carcere dal 27 dicembre 2017. Al suo fianco l’avvocato Laura Antonelli che, una volta depositate le motivazioni, preparerà il ricorso in appello.
Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 50mila euro a favore delle parti civili - zio materno domiciliato a Pontedera e i familiari in Marocco - rappresentate dall’avvocato Carlo Alessandro Vaira.
Nell’udienza di marzo l’imputato aveva provato a convincere il giudice che il delitto dello spacciatore marocchino, Ayoub Jarmouni, 19 anni, era l’epilogo accidentale di una rapina.
«Pensavo che la pistola fosse rotta, non funzionante e neanche che avesse il proiettile in canna. Non volevo sparare. Il colpo è partito per caso mentre l’amico di Ayoub mi era saltato addosso dopo aver visto l’arma». Una duplice ammissione: era nella pineta di Marina la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2017 e aveva comunque sparato, anche se, secondo la sua versione, per errore. La linea difensiva iniziale, quella adottata subito dopo l’arresto dei poliziotti della squadra mobile guidata dal vice questore aggiunto Rita Sverdigliozzi, era quella di negare di essere stato nel bosco e di non avere niente a fare con l’omicidio. La difesa aveva invocato l’assoluzione per non aver commesso il fatto e, in subordine, la derubricazione del reato in morte per conseguenza di altro delitto. Mentre il legale delle parti civili aveva sottolineato che «i miei clienti non vogliono vendetta, ma giustizia».
Secondo la Procura Antonelli quella notte andò nella pineta per comprare droga. Sparò con la pistola alla gola del pusher per rapinarlo di soldi e stupefacenti. La versione dell’imputato collima con quella dell’accusa fino all’arrivo in pineta, poche decine di metri all’interno di fronte al bagno Arcobaleno. Il 25enne alla fine ha ammesso di essere andato nella boscaglia per andare a comprare droga. E con sé aveva la pistola. Quando si è trovato davanti i due spacciatori ha pensato che prendere la roba gratis sarebbe stato meglio che pagarla. Al posto dei soldi avrebbe tirato fuori la pistola e l’amico della vittima per bloccarlo gli sarebbe saltato addosso. In un corpo a corpo durato alcuni secondi sarebbe partito il colpo capace di centrare al collo, lato sinistro, Jarmouni. Quindi la fuga nella notte. Antonelli non è stato creduto quando a marzo ha giurato davanti al giudice: «Credevo che la pistola fosse rotta, non volevo ucciderlo». —
Pietro Barghigiani
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