Attenzione
Cisanello, l'ingresso unico dell'ospedale è a... ostacoli
Disagi e polemiche denunciati dai pazienti costretti a delle vere maratone: dal nuovo accesso centralizzato ci sono quasi 400 metri prima di arrivare al reparto della terapia del dolore
Pisa. Regna il caos al policlinico di Cisanello. Piovono proteste da parte di pazienti e utenti, ed anche tra gli operatori malumori e polemiche stanno crescendo di giorno in giorno. La scelta della direzione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana di rivedere l’accesso principale alla mega struttura sanitaria sta suscitando una marea di critiche. L’effetto della scelta sembra, per ora, ottenere il risultato opposto rispetto a quello che voleva l’Aoup. Con l'apertura del nuovo ingresso pedonale unico per il primo grande monoblocco (che raggruppa gli edifici 10, 8, 9 e 30), i dirigenti avrebbero voluto anticipare concretamente «il concetto di umanizzazione dell’assistenza e di accoglienza alla base del progetto del nuovo ospedale. Vetrate, unico accesso, orientamento dell’utenza lungo percorsi colorati e guidati verso gli ambulatori e le degenze, maggiore comfort nell’attesa: tutto questo è stato realizzato all’edificio 10, con la segnaletica in via di completamento, e si integrerà con il costruendo nuovo ospedale, dove l’edificio “vela” avrà funzioni di orientamento-smistamento dei flussi con la separazione definitiva di tutti i percorsi (sanitari, logistici e utenza)».. Ma per tantissime persone che sono costrette a recarsi in ospedale per visite o cure e terapie non è proprio così.
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Di dimostrazioni di umanizzazione non ne hanno viste. La segnaletica per i vari reparti è ancora carente (a numerosi angoli si trovano dei fogli appesi provvisoriamente con indicazioni scritte col pennarello) e soprattutto è decisamente eccessiva la distanza tra l’ingresso centralizzato e alcuni dei reparti. Notevoli le difficoltà incontrate in particolare da quegli utenti che, a causa delle patologie di cui soffrono, hanno problemi di deambulazione. Hanno perfettamente ragione i pazienti che hanno scritto a Il Tirreno la lettera che viene pubblicata sotto. Prendiamo, ad esempio, il reparto della terapia del dolore: coloro che vi si rivolgono non godono certo di ottima salute e, nella stragrande maggioranza, sono limitati negli spostamenti. Ebbene, nonostante questo, da quando varcano la soglia del nuovo accesso unico (a cui arrivano dopo aver già camminato a lungo avendo lasciato l’auto al primo parcheggio disponibile nei paraggi) si trovano di fronte ad una vera e propria sfida contro se stessi e le loro malattie: quella di percorrere quasi 380 metri prima di trovarsi nella saletta d’attesa del loro reparto. In molti, dopo aver chiesto all’entrata, desistono subito. Alcuni tornano addirittura indietro e decidono di tornare con un accompagnatore, grazie al quale possono prendere una sedia con le ruote (ritirabile solo dopo aver consegnato un documento al bancone dell’“accoglienza”) e farsi trasportare nel padiglione in cui ha la visita o la terapia. E lo chiamano ospedale del futuro... —
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