Il Tirreno

Pisa

Ids, nei conti c’è un buco da 30 milioni: ai dipendenti intanto mezzo stipendio

Giuseppe Boi
La protesta Fiom davanti ai cancelli dell’Ids durante lo sciopero
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La protesta Fiom davanti ai cancelli dell’Ids durante lo sciopero

Pisa, I dipendenti protestavano per il mancato pagamento del salario di aprile

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PISA. Metà stipendio subito. Il resto entro il 5 giugno insieme alla mensilità del mese di maggio. È la risposta della Ids-Ingegneria dei sistemi alle quattro ore di sciopero di ieri. I dipendenti protestavano per il mancato pagamento del salario di aprile. La soluzione trovata dall’azienda, più che una boccata d’ossigeno per i lavoratori, sembra un tentativo rabberciato di prendere tempo. «Perché nei conti c’è un buco di 30 milioni di euro», denuncia la Fiom, stimando la cifra in base all’andamento del bilancio 2017. «Perché il principale ramo d’azienda è stato messo in vendita», continuano gli operai. «Perché in assenza di un piano industriale non c’è nessun futuro», concludono all’unisono sindacati e dipendenti.. Un futuro che ieri si è giocato su due tavoli: a Pisa quello della protesta, a Roma quello della cessione della divisione aeronavigazione all’Enav (la società che gestisce il traffico aereo civile in Italia). Un asset considerato chiave da lavoratori e sindacati. La Ids, del resto, opera nel campo dei sistemi ad alta tecnologia destinati al settore aeronautico, navale e terrestre in ambito civile e militare. E cedere il ramo d’azienda che si occupa di air navigation, vale a dire lo sviluppo dei software per la gestione delle informazioni aeronautiche e il traffico aereo, appare come l’inizio della fine.

«Stiamo parlando di un settore che vale il 50% del fatturato (nel 2018 pari a 42 milioni di euro, ndr) e all’orizzonte non si vede un’alternativa in termini di prodotti e tecnologie che possa garantire gli stessi ricavi –, spiega Cecilia Tintori della Rsu dell’Ids, dove è stata eletta con Giovanni Alli per la Fiom (124 voti totali) insieme a Fabrizio Giuliani 57 preferenze per la Cisl Fim –. Già nel 2016 è stato ceduto il settore Georadar, che allora valeva il 40% del fatturato, e la crisi si è acuita».

Il timore è che la storia si ripeta, in peggio. «La crisi non riguarda solo i 200 operai di Montacchiello, ma gli altrettanti che lavorano nelle altre sedi (Roma, Napoli e Catanzaro, ndr) e all’estero», ricorda Claudio Garzotto della Fim. «Serve un tavolo con una controparte affidabile», aggiunge Benedetto Benedetti ella Uilm. «Occorre un intervento del Mise – conclude Tintori – anche perché gira voce di un “conflitto” tra la proprietà Giovanni Bardelli e l’ad Massimo Garbini sul futuro dell’azienda. E, intanto, il nostro lavoro è sempre più a rischio».

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