Il lutto
La Leopolda strizza l’occhio all’Università «Nella Stazione spazi utili per gli studenti»
Le associazioni s’interrogano su come sostenere le attività future, il presidente Alderigi: più eventi diretti e progetti Ue
PISA. Con la prossima liquidazione del contributo comunale stanziato nel 2018, il debito vantato dal Comune di Pisa nei confronti della Leopolda (oltre200mila euro) sarà completamente sanato. Ma ora si apre ora il capitolo dedicato al futuro delle associazioni raccolte all’interno della Casa della Città Leopolda. Mentre sullo fondo resta il progetto del sindaco Michele Conti di trasformare la Stazione in un mercato ortofrutticolo al chiuso, tipo San Lorenzo a Firenze.
«Sono stati due mesi di corse in salita e notti insonni. L’annuncio del sindaco è stato accompagnato dalla richiesta della Direzione Patrimonio di provvedere al pagamento dei canoni concessori 2017 e 2018. L’esito è sembrato scontato: la richiesta di versare 204mila euro entro trenta giorni è stata da più parti letta come un tentativo di interrompere il rapporto di collaborazione con le associazioni. Neppure un’azienda di medie dimensioni sarebbe stata in grado di gestire questa situazione senza difficoltà», ricorda Martino Alderigi, presidente della Casa della Città Leopolda.
Lo scorso 14 febbraio, le associazioni si riunirono in assemblea lanciando una campagna di raccolta fondi. «Centinaia di cittadini - dice Alderigi - hanno effettuato donazioni e partecipato alla cena di sostegno. È maturata una risposta collettiva, spontanea. E l’appello salviamo la Leopolda è stato sottoscritto da 2.331 firme on line e 1.267 cartacee. Qualcuno ha detto: i canoni pregressi sono soldi dei cittadini pisani. Quali? Quelli versati al Comune sono stati effettivamente messi a disposizione dai cittadini che hanno contribuito alla campagna di raccolta fondi. Il debito non è derivato da scelte gestionali sbagliate o da circostanze sfortunate, ma dal mancato contributo comunale del 2014, che ha determinato un grave ammanco e il ritardo di un anno nel versamento dei canoni concessori».
Il punto vero ora sono le prospettive, bilanci alla mano. «Dobbiamo riflettere sulla sostenibilità economica della Leopolda - spiega Alderigi -. È arrivato il momento di promuovere un percorso per immaginare il futuro della struttura, all’interno del quale intendiamo coinvolgere la città, le associazioni e gli operatori culturali». L’utilizzo degli spazi è vicino alla saturazione. «I fine settimana del 2019, escluso il periodo estivo, sono tutti impegnati. Una larga parte di attività è promossa dal tessuto associativo, a cui non è possibile chiedere risorse consistenti. Più in generale il settore degli eventi ha registrato una contrazione a causa della crisi economica e della sostanziale assenza di un tessuto produttivo locale in grado di investire e sponsorizzare. I progetti più importanti sono realizzati grazie al sostegno della Fondazione Pisa». E dunque? «Dobbiamo investire sugli eventi promossi direttamente e sulle attività di progettazione verso l’Unione Europea. Sarebbe opportuno aprire un punto ristoro, ma i canoni richiesti dal Comune per i locali inutilizzati della Leopolda sono molto alti. Abbiamo chiesto un incontro alla commissione consiliare, ci auguriamo di avere la possibilità di illustrare come la Leopolda funziona e cosa rappresenta».
Un fronte nuovo potrebbe essere una collaborazione con l’Università. «Abbiamo letto le parole del rettore che auspica maggiore disponibilità di spazi e attività per gli studenti - dice Alderigi -. Saremmo molto felici di poter approfondire questa proposta. Non è possibile prolungare all’infinito le critiche sul modo con cui gli studenti vivono la città. Occorrono soluzioni costruttive». L’evento più recente organizzato è stato Fior di Città-Pisa in Fiore? «Il bilancio è positivo, anche per il poco tempo concesso all’organizzazione e al maltempo. Siamo contenti che l’amministrazione comunale abbia espresso apprezzamento. Le capacità progettuali offerte dalle associazioni che si raccolgono al suo interno sono una risorsa per la città». —
Francesco Loi
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