Il Tirreno

Pisa

la nuova occupazione precaria 

Un piccolo esercito invisibile e senza diritti che lavora di corsa per consegnare panini

Danilo Renzullo
Un piccolo esercito invisibile e senza diritti che lavora di corsa per consegnare panini

I riders pisani si organizzano e scrivono alla Deliveroo Italy per rivendicare monte ore minimo, assicurazione e malattia pagata

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PISA. Soli. Senza un sindacato di settore, né un’organizzazione di categoria. Invisibili. Senza un contratto di riferimento, né tutele. Un piccolo esercito composto da quasi duecento fattorini che ogni sera si mette in marcia per consegnare a domicilio panini e pizze, sushi e hamburger. In bici o in moto, sfidano il traffico e le intemperie.

Sfrecciano sulle strade cittadine per cercare di arrivare puntuali e soddisfare le esigenze orarie del cliente. Accelerano, per cercare di accumulare più consegne possibili e portare a casa una ricompensa che, seppur magra, possa ripagare ore ed ore di lavoro. In molte città si sono organizzati in collettivi per cercare di trasformare un’insoddisfazione personale in una vertenza nazionale.

E mentre le promesse del ministro del Lavoro Luigi Di Maio di regolarizzare il settore e di introdurre tutele e diritti per il momento si sono sciolte come neve al sole, i riders pisani si spingono oltre e provano a elaborare una piattaforma di rivendicazioni messe nero su bianco in una lettera inviata al general manager di Deliveroo Italy, una delle due multinazionali (l’altra è Just Eat) che, insieme a tante piccole aziende e ai servizi privati offerti da locali e pizzerie, si dividono la fetta di mercato sul territorio pisano.

Monte ore minimo garantito, malattia e assicurazione, le richieste principali partite da alcune decine di “fattorini del cibo” che vestono la casacca di Deliveroo (a Pisa, la società “impiega” una quarantina di ragazzi tra i 20 e i 30 anni).

Tra loro anche chi, lo scorso anno, è stato costretto a dare l’addio a Maurizio Cammillini, il rider pisano morto a 29 anni mentre consegnava panini e fritture, e chi, invece, spesso deve far fronte a incidenti e infortuni.

«Chiediamo un monte ore minimo garantito per ogni rider assunto, per non essere schiacciati dall’assegnazione delle ore lavorative secondo statistiche - scrivono i fattorini -. Chiediamo che venga introdotta l’opportunità di dichiararsi impossibilitati a lavorare per malattia e per tutta quella casistica che va oltre gli infortuni o gli incidenti sul lavoro. Non è infatti prevista alcuna tutela: in caso di malattia tutte le statistiche accumulate (in base alle quali viene “valutata” l’affidabilità del fattorino e la possibilità di accrescere il monte ore lavorativo, ndr) vengono azzerate e si rischia di essere esclusi dalla turnazione. Occorre inoltre garantire la paga assicurativa per tutti i giorni che vengono riportati nel referto medico - proseguono i riders -. Chi lavora in motorino non è assicurato da eventuali incidenti o infortuni quando questi si verificano nel momento in cui il rider è sul mezzo, ma chi lavora in motorino raggiunge velocità più elevate e passa molto più tempo sul proprio mezzo per le consegne, risultando così molto più esposto al rischio di incidenti e cadute: chiediamo dunque un’assicurazione che copra tutti i momenti del servizio durante il lavoro», quasi sempre svolto con mezzi propri.

«È necessario inoltre prevedere un meccanismo di rimborso per l’usura dei mezzi e il congelamento delle statistiche per chi è impossibilitato a lavorare a causa di motivi personali», conclude la missiva, accompagnata dalle decine di codici identificativi associati all’App con la quale la società gestisce il personale e con i quali i riders pisani hanno deciso di sottoscrivere la piattaforma di rivendicazione. Già, un codice. Attraverso il quale essere individuati e “gestiti”. Lavoratori schiavi di un algoritmo che calcola affidabilità, ore da lavorare e salario, “amministrati” da un’App che comunica su uno smartphone quando e dove andare. Perché senza l’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro (lo scorso anno la figura del rider era rientrata nel contratto collettivo della logistica e dei trasporti, ma le tutele e i diritti sono rimasti in pratica inapplicati) e senza un ordinamento del settore, i fattorini che ogni sera attraversano di corsa la città per portare pasti caldi nelle case di centinaia di pisani sono considerati codici. Numeri e non lavoratori.

 

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