La protesta
«Nessuna volontà di ammazzare, solo quella di ferire»
pisa. «Giudichiamo Iacono per quello che ha fatto, non per quello che non ha fatto».
L’avvocato Giuseppe Carvelli nella sua arringa ha elencato tutti gli elementi che avrebbero dovuto, a suo avviso, escludere una condanna per tentato omicidio. L’uso di pistola abusive, le lesioni aggravate, la detenzione illegale di armi, l’evasione dai domiciliari erano reati di pacifica ammissione. Aver tentato di uccidere almeno due persone su quattro no. «Dopo averlo richiamato per come andava in moto i quattro al bar gli dicono: “Se continui così finisci male” – ha esposto il legale nel suo intervento –. Non solo. Lo hanno anche inseguito». L’avvocato annuncia il ricorso in appello appena saranno depositate le motivazioni. «La vicinanza tra Iacono e i quattro colpiti varia da un metro a 50 centimetri – ha proseguito Carvelli –. Ma se avesse voluto uccidere come avrebbe potuto mancare il bersaglio? Nessun organo vitale è stato mirato, né raggiunto. Iacono ha sparato alle gambe per ferire i quattro. Lo ha ammesso nella lettera al Tirreno. Il colpo al bottone del jeans? Una scheggia. Uno ha riferito: “Mi ha sparato in faccia, ma mi sono spostato”. Ma come si fa a mezzo metro da una pistola a scansare un proiettile spostando la testa?». —
P.B.
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