Il Tirreno

Pisa

Colpito da un’emorragia cerebrale: è grave il neurochirurgo Vannozzi

Cristiano Marcacci
Il primario Riccardo Vannozzi
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Il primario Riccardo Vannozzi

Lo stimatissimo dottore, 56 anni da pochi giorni, è stato operato dai colleghi di Cisanello. È in prognosi riservata

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PISA. È ricoverato accanto ai pazienti che ha operato e visitato fino al tardo pomeriggio di lunedì scorso. È stato beffardo al massimo il destino per il dottor Riccardo Vannozzi, primario del reparto di neurochirurgia di Cisanello, considerato un autentico luminare nel suo campo. Il medico, che ha compiuto 56 anni proprio pochi giorni fa, lo scorso 14 aprile, è in gravi condizioni (con prognosi riservata) in un letto della neurorianimazione a causa di un’improvvisa emorragia cerebrale che lo ha colpito nella giornata del 29 aprile mentre stava completando il giro di visite in reparto.

Ha salvato decine e decine di vite, strappandogli le “bestie”, come le definisce lui, dalla testa e dal cervello, con interventi i cui esiti hanno avuto talvolta del miracoloso, ma ora è lui ad aver bisogno del più ampio sostegno, a partire dai colleghi e dalle équipe che in questi anni ha formato e fatto crescere.

I neurochirurghi, gli anestesisti e i ferristi di Cisanello hanno trascorso una notte da incubo. Alla maggior parte di loro non sembrava vero. Quella scena, infatti, era quasi surreale: loro intorno al tavolo operatorio su cui si trovava il primario, per il quale era scattata un’autentica corsa contro il tempo.

L’emorragia di cui è stato vittima Vannozzi, colpito da malore mentre si trovava ancora in ospedale per lavoro, è stata molto estesa e l’intervento chirurgico a cui è stato sottoposto è durato fino a tarda notte. Mancavano pochi minuti alle tre quando il neurochirurgo è stato portato in rianimazione. La decisione di ricorrere alla sala operatoria è stata presa dopo una prima Tac in cui è stata valutata la portata dell’ematoma e della lesione vascolare. C’era quindi da rimuovere la massa ematica e, nel contempo, arginare e fermare l'origine del sanguinamento.

Vannozzi sembrerebbe aver superato l’intervento chirurgico, tant’è che da una prima Tac di controllo eseguita nella tarda mattinata di martedì sono emersi alcuni segnali di un lieve miglioramento, come ad esempio il fatto che i ventricoli cerebrali stessero rientrando nella loro sede originaria dopo la compressione subita a causa del sanguinamento. Ovviamente, è presto per dire che Vannozzi è fuori pericolo e per sciogliere la prognosi. Attualmente, il medico viene tenuto in coma farmacologico, cosicché i vasi sanguigni del cervello possano diminuire di volume e, di conseguenza, possano far decrescere il volume occupato complessivamente dall'organo e la pressione intra-cranica, allo scopo di evitare il più possibile i danni.

Il trascorrere delle ore e del tempo è, in questo momento, un alleato prezioso di Vannozzi, le cui condizioni stanno tenendo col fiato sospeso migliaia e migliaia di persone, non solo i dirigenti e i dipendenti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest e dell’assessorato alla Salute della Regione Toscana, ma anche tutte quelle persone (compresi i loro familiari) che nel corso degli anni ha salvato e curato, restituendo loro un futuro che altri avevano magari dato già per spacciato.

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Vannozzi è stato tra i primi in Italia ad avvalersi del massimo livello di tecnologia a servizio della chirurgia. Da tempo, ormai, si serve dell’ausilio di strumenti di microchirurgia molto sofisticati e utilizza quasi sempre un microscopio operatorio collegato a sistemi di neuronavigazione che, attraverso il supporto di immagini di tomografia computerizzata e risonanza magnetica, lo guidano secondo principi molto simili a quelli applicati ai navigatori delle automobili. È una strumentazione, ovviamente, molto complessa e molto delicata da gestire, ma in grado, nello stesso tempo, di far esprimere ai massimi livelli l’abilità dello stesso neurochirurgo, capace in questo modo di localizzare le strutture cerebrali con una precisione millimetrica, sia nella fase di programmazione che durante l’esecuzione dell’intervento.

Quando fu nominato direttore dell’unità operativa di neurochirurgia dell’Aoup (era l’agosto del 2008), il dottor Vannozzi, originario di Pontedera, era il primario più giovane d’Italia. Successe al professor Rinaldo Cantini. Si era iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia nell’ottobre 1981 e si era laureato sei anni dopo con il professor Giorgio Tusini. Dal 2004 era già responsabile della sezione interna di Chirurgia dei tumori cerebrali divenuta in poco tempo il centro regionale di riferimento per la chirurgia dei tumori del sistema nervoso.

La chirurgia e la sanità toscane non possono fare a meno di lui.

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