Sicurezza
Il record di occupati va a Calcinaia, Orciano maglia nera
pisa. Il record, su base provinciale, spetta a Calcinaia. La maglia nera va invece ad Orciano Pisano, il comune della provincia di Pisa con il minor numero di residenti-lavoratori. Questa, in estrema sintesi, la fotografia sul tasso di occupazione in provincia di Pisa scattata da Info Data, il data blog de Il Sole 24 ore, attraverso un’indagine elaborata su dati dell’Istat e del Mef ed effettuata sulla base delle dichiarazioni dei redditi relative al 2018 presentate dai contribuenti e rapportate al numero dei residenti nei singoli paesi. A Calcinaia il 70,55% dei residenti tra i 15 e i 64 anni ha un lavoro. Stabile o precario. A Orciano la percentuale dei residenti occupati scende invece al 54,75%, molto al di sotto della media nazionale che si attesta attorno al 61,5% e a quella provinciale di poco sopra quella italiana. Dopo Calcinaia sono Bientina con il 68,9% e Volterra con il 68,19% i paesi della provincia con il maggior numero di residenti-lavoratori. Ad influire sulle statistiche della geografia politica pisana è probabilmente la vicinanza delle tre cittadine a Pontedera, uno dei più importanti centri industriali e commerciali della provincia, e alla zona del Cuoio. Dopo Orciano Pisano, sono invece Chianni (56,6%) e Monteverdi Marittimo (56,9%) a guidare la classifica dei centri con le percentuali più basse di occupazione. A Pisa, la media dei residenti-lavoratori si attesta sul 66,7% della popolazione totale, in linea con gli altri capoluoghi di provincia della Toscana (solo Siena e Prato riescono a superare la quota del 70%), mentre a Pontedera, nonostante l’industria e il commercio, la percentuale dei residenti-lavoratori si ferma al 65,11% della popolazione. «Dati e statistiche ci dicono che, lentamente, l’occupazione è in ripresa e la disoccupazione in leggero calo. Sono però la qualità del lavoro e le tipologie di lavoro che devono essere valutati - commenta Dario Campera, segretario generale della Cisl di Pisa -. Precariato, caporalato e contrattualistica borderline, insieme alla disoccupazione, sono i nuovi nemici dei lavoratori. Il Primo Maggio non possiamo quindi festeggiare, perché quello del lavoro rimane il principale problema del Paese. Il Primo Maggio deve essere invece un appuntamento per ricordare al governo e a tutti gli amministratori che il lavoro deve essere la vera priorità». — D.R.
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