Sicurezza
Un patto generazionale Anche l’Accademia in campo per l’ambiente
I prof dell’Ateneo al presidio dei giovani sull’esempio di Greta Thunberg D’Alessandro: tra 20 anni conseguenze irreversibili se non sarà eliminata la Co2
PISA. «Ridurre le diseguaglianze economiche e sociali può essere il primo passo per combattere i cambiamenti climatici».
Con centinaia di studi e ricerche hanno dimostrato gli effetti che il surriscaldamento globale, l’inquinamento e l’innalzamento della temperatura hanno sull’uomo e sulla natura evidenziando la connessione tra i cambiamenti climatici e i fenomeni migratori, la povertà e, in alcuni casi, i conflitti bellici. Gli sos lanciati a più riprese sono rimasti inascoltati e, spesso, caduti nel dimenticatoio. Appelli che dalle aule universitarie e dai laboratori scientifici, docenti e ricercatori hanno trasferito in piazza per dare nuova linfa ai Fridays for Future, la mobilitazione contro i cambiamenti climatici partiti dalla protesta dell’attivista svedese Greta Thunberg e “inaugurati” in Italia lo scorso novembre a Pisa.
Gli slogan sono sempre gli stessi, l’obiettivo anche: spingere la politica e i governi a rispettare gli accordi per la riduzione delle emissioni nocive ed interrompere un fenomeno, quello dei cambiamenti climatici, che rischia di trasformarsi in irreversibile. Da ieri, alle decine di studenti che ogni venerdì si ritrovano in presidio sotto al Comune, si sono uniti anche docenti e ricercatori per una serie di incontri in piazza. L’obiettivo è approfondire sotto l’aspetto scientifico i diversi temi legati al riscaldamento e al surriscaldamento globale e agli effetti che i mutamenti climatici hanno sull’uomo e sulla società.
Ad “inaugurarla” è stata una lezione di Simone D’Alessandro, docente del dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa ed esperto di economia circolare, decrescita e sostenibilità ambientale. «La ricerca istituzionale ha accertato che se entro il 2040 non saranno azzerate le emissioni di Co2 ci saranno conseguenze irreversibili – sottolinea il docente – Come attuare questo cambiamento rimane un punto interrogativo, ma certamente la crescita da molti auspicata rappresenta un ostacolo. Occorre invece una diversa concezione: stare meglio, ma con meno».
Una “crescita sostenibile” per abbattere consumi ed inquinamento e prevenire migrazioni, povertà e guerre. «L’inquinamento e i cambiamenti climatici hanno portato a fenomeni estremi (come siccità ed inondazioni) che saranno sempre meno rari – prosegue D’Alessandro – Le migrazioni ambientali, che coinvolgono già milioni di persone, e la perdita di territorio sono le prime conseguenze di questi cambiamenti. E ciò vuol dire povertà e conflitti. Quello che emerge dalle ricerche sul tema degli effetti sociali dei cambiamenti climatici è che sono i più poveri ad essere colpiti dalle trasformazioni ambientali. Per un vero cambiamento non occorre lavorare solo sulle politiche ambientali, ma connettere quest’ultime alle politiche economiche e lavorative. Ridurre le diseguaglianze economiche e sociali può essere quindi il primo passo per combattere anche i cambiamenti climatici». —
Danilo Renzullo
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