Gioco
Truffa dei diamanti, i soldi persi superano quota 140mila euro
Aumentano i risparmiatori che si rivolgono alle associazioni dei consumatori. Il legale: «Possibile chiedere le pietre indietro, le banche pronte a trattare»
PISA. È stato superato il tetto dei 140.000 euro per la richiesta di rimborsi presentati dall’Adusbef di Pisa nella vicenda dei diamanti che gli istituti bancari hanno proposto a loro clienti come investimento, poi rivelatosi un bluff. Una vicenda esplosa a gennaio scorso con il fallimento della Intermarket Diamond Business Spa, società venditrice dei diamanti tramite le banche. A questo punto i risparmiatori che avevano investito nella pietra preziosa si sono accorti che il valore di quanto acquistato era in media del 25-30% inferiore a quanto promesso. Da qui le vie legali per recuperare i soldi perduti; vie legali che si sviluppano su due fronti come spiega l’avvocato Alberto Foggia di Adusbef.
«Da una parte c’è l’azione nei confronti della banca per aver proposto un vero e proprio investimento omettendo però le informative di legge – chiarisce l’avvocato –. Dall’altra, il recupero fisico del diamante che tante persone avevano scelto di lasciare in custodia presso la Intermarket Diamond Business Spa, insinuandosi quindi nel fallimento. Per capire la portata di questa ultima azione basta dire che sono 19.085 le istanze depositate al Tribunale di Milano per il fallimento della società. Proprio per questo numero elevato, il Tribunale ha spostato la relativa verifica al 21 ottobre fissando poi le altre udienze fino alla fine dell’anno. Ed il curatore ha precisato che non ci sono termini di decadenza per la domanda di rivendica o restituzione delle pietre. Quindi i proprietari di diamanti che ancora non hanno presentato istanza al Tribunale di Milano possono ancora provvedervi».
L’altro fronte sul quale si sta muovendo l’avvocato Foggia è quello con le banche per il recupero del capitale; alcuni istituti, quelli meno esposti economicamente, hanno già garantito la restituzione dell’intera cifra, mentre gli altri stanno trattando sulla percentuale escludendo però per ora di arrivare al 100%.
«Si tenga presente - dice il legale di Adusbef -, che in tutti i casi da me fino ad ora trattati, i clienti sono stati contattati dalla banca per caldeggiare l’investimento in diamanti; una operazione che è stata presentata come investimento sicuro, privo di rischio, redditizio e di immediata liquidabilità (il classico bene rifugio). Il diamante però è stato venduto ad un prezzo nettamente superiore rispetto alle effettive quotazioni di mercato suffragate dai documenti forniti da Intermarket Diamond Business Spa ed utilizzati dalla banca».
La conclusione dell’avvocato: «Nel caso dei diamanti la banca non può sottrarsi alle proprie responsabilità qualificandosi come semplice intermediario. Banca che, tramite le commissioni pattuite negli accordi con la società venditrice dei diamanti, ha ottenuto un guadagno economico nonché fidelizzato i clienti. Senza considerare che l’acquisto dei diamanti non sarebbe stato possibile senza l’intervento dell’istituto bancario che ha messo a disposizione la sede, contattato i clienti e sollecitato l’acquisto». —
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