Il Tirreno

Pisa

I NODI DEL COMMERCIO

Minimarket, stop alle 21 nel nuovo regolamento comunale

Oli Ullah, titolare del Bangla supermarket di lungarno Pacinotti
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Oli Ullah, titolare del Bangla supermarket di lungarno Pacinotti

I negozianti protestano e chiedono che l'orario di chiusura venga posticipato almeno alle 23

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PISA. Polemiche, e non poteva essere altrimenti, dopo la mozione approvata dal consiglio comunale a Pisa che prevede di chiudere alle 21 «gli esercizi di vicinato del settore alimentare o misto, delle attività di produzione e vendite artigianali di prodotti di alimentari non tipici del nostro territorio» invitando l’amministrazione comunale «a redigere un apposito regolamento nel quale sono presenti i presupposti indicati». In pratica, lotta ai minimarket che, nella visione soprattutto leghista, richiamano i fenomeni della cosiddetta malamovida.


A parlare di «ennesimo atto razzista e discriminatorio di questa giunta egemonizzata dalla Lega» è l’associazione “Cittàperta”, nata dall’esperienza della lista civica “Con Danti per Pisa” e presieduta da Ivan Acerbi. Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera comunale del Pd, Olivia Picchi. «In una città che vuol fare del turismo la sua forza mi domando come la restrizione dell’offerta enogastronomica si coniughi con tutto questo», ha scritto, tra l’altro, in una nota chiedendo infine all’assessore al commercio di «venire a confrontarsi in commissione consiliare. Non è accettabile che la propaganda e il pressappochismo siano pagati dai nostri cittadini: esercenti e fruitori». La mozione anti-minimarket e malamovida contiene di fatto l’indirizzo politico dell’amministrazione comunale. Perché possa diventare operativa deve essere varato un apposito regolamento. L’ipotesi più probabile è che sia concretizzato in un passaggio del nuovo regolamento del commercio ancora in fase di elaborazione.

E intanto monta la protesta. «Se il Comune ci costringe a chiudere alle 21, falliamo tutti. Considerando che in città ci sono 25 minimarket con almeno un dipendente ciascuno, 50 famiglie finiranno sul lastrico. Entro le 21 io non vendo nemmeno 50 euro di prodotti. È una pazzia». È furioso Oli Ullah, titolare del Bangla supermarket di lungarno Pacinotti. Furioso per la mozione approvata dal consiglio comunale che evidenzia come «gli esercizi di vicinato del settore alimentare o misto, delle attività di produzione e vendite artigianali di prodotti di alimentari non tipici del nostro territorio» dovrebbero chiudere alle 21.

Presupposti che manderebbero in bancarotta 25 minimarket e il doppio delle famiglie che vendono bevande, alcolici e non solo. «Almeno fateci restare aperti fino alle 23 - propone Ullah - ma le 21 no: è troppo presto». L’imprenditore ha un dipendente, paga 2.000 euro di affitto al mese e ha contratto un prestito da 80mila euro. «Chi ripaga le rate? Michele Conti? - sbotta - No, io. Quindi il sindaco ci deve far lavorare. Noi paghiamo un sacco la tassa sui rifiuti, abbiamo i bambini che vanno a scuola. Se passa questo regolamento, per noi è la fine. Non ci sarebbero più le condizioni per vivere e lavorare a Pisa. Una catastrofe».

Ullah non riuscirebbe neanche «a pagare l’affitto della casa, figurarsi quello del negozio. Propongo al sindaco di farci chiudere almeno alle 23, in modo da consentirci di vivere Pisa in tranquillità - conclude - perché tutti noi imprenditori dei minimarket già abbiamo problemi in queste condizioni. E se dovessimo essere costretti a chiudere alle 21 non posso neanche immaginare le conseguenze».

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