Gioco
Radiato dall’albo noto avvocato già sospeso per sedici mesi
PISA. Una sequela di provvedimenti disciplinari, un paio di sospensioni dalla professione, e alla fine è arrivata la misura più severa: la radiazione dall’albo.
È la decisione adottata dal Consiglio Nazionale Forense nei confronti dell’avvocato Katia Meucci Galazzo, 57 anni, di Pisa. L’organismo romano, in sede di appello, ha confermato il pronunciamento del consiglio distrettuale di disciplina di Firenze.
La professionista ha ora 30 giorni di tempo per presentare ricorso in Cassazione contro la radiazione. Se anche la Suprema Corte dovesse respingere la sua istanza, Meucci Galazzo diventerebbe a tutti gli effetti un ex avvocato messo alla porta dall’ordine professionale che non l’ha ritenuta degna di farne parte.
I dettagli del provvedimento sono a conoscenza solo delle parti. Il senso della decisione, però, è racchiusa in numerosi provvedimenti disciplinari accumulati nel corso degli anni dalla professionista. Decisioni alle quali non sono estranee anche condanne in sede penale che già avevano portato a due periodi di sospensione di 12 e 4 mesi. È pendente in appello il ricorso della 57enne contro la condanna in primo inflitta per lesioni personali nei confronti di due agenti della polizia municipale urtate con l’auto la sera della Luminara nel giugno 2013 sui lungarni.
Nel novembre 2017 la Cassazione aveva annullato per prescrizione una condanna emessa nei confronti dell’avvocato in primo e secondo grado. Assolta per la calunnia e la falsità materiale, Meucci Galazzo era stata riconosciuta colpevole a Firenze per la simulazione di reato con la sospensione condizionale. La Corte d’Appello aveva ridotto a 5 mesi e 10 giorni la pena che in primo grado a Pisa, con rito abbreviato, era stata di un anno e 4 mesi. In quel procedimento la prima condanna risaliva al maggio 2013 davanti al gup Elsa Iadaresta. Il legale era stato colpito anche da un provvedimento di sospensione dall’attività forense. Quel verdetto era stato appellato da Meucci che il 15 aprile 2016 aveva ottenuto un pronunciamento dalla Corte d’Appello in parte favorevole. Assoluzioni per la calunnia e il falso materiale. Restava in piedi la condanna per la simulazione di reato. Secondo i giudici di secondo grado il legale «aveva falsamente denunciato, il 30 settembre 2008, il patito furto dalla propria autovettura di una valigetta contenente effetti personali e, tra l'altro e in particolare, due documenti relativi a cause in cui espletava il suo patrocinio legale». Al di là del merito sul comportamento dell’avvocato nella simulazione del reato, i giudici di legittimità quando hanno ricevuto il ricorso hanno fatto un semplice calcolo. E sono giunti alla conclusione che la prescrizione era già maturata il 31 luglio 2016, tre mesi dopo la sentenza di Firenze. Scontato l’esito: «La Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione». Ora arriva la radiazione. —
Pietro Barghigiani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google