Il Tirreno

Pisa

inchiesta dell’antimafia 

Bancarotta e camorra l’ombra del riciclaggio con la firma dei Casalesi

Pietro Barghigiani

Tra i sei imputati sotto processo anche l’imprenditore a cui sono  stati confiscati terreni e case tra Castelfranco di Sotto e la periferia di Vecchiano 

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VECCHIANO. Una bancarotta a Pisa con richiami alla camorra dei Casalesi. Un processo con sei imputati in cui compare anche l’aggravante del metodo mafioso.

Soldi, edilizia e l’ombra del riciclaggio sono la base di partenza di una storia che ora approda in Tribunale dopo l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze (pm Giulio Monferini). Ieri la prima udienza conclusa con il rinvio per sentire i testi dell’accusa, molto dei quali collaboratori di giustizia.

A giudizio sono finiti Giovanni Ciccarelli, 70 anni, di San Cipriano di Aversa (Caserta); Maria Laura Ciccarrelli, 31 anni, di Pisa; Pasquale Mastrominico, 68 anni, di San Ciapriano di Aversa, imprenditore edile; Domenico Policastro, 65 anni, stessa residenza; Francesco Policastro, 59 anni, sempre di San Cipriano di Aversa; Eugenio Ciccarelli, 41 anni, di Pisa.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Eleonora Antonuccio, Rosita Magli e Valentina Awwad Abu. Il processo si svolge a Pisa per il fallimento di alcune società edilizie con sede legale in provincia. L’ipotesi è che le aziende siano state alimentate con i proventi dell’attività illecita contestata agli imprenditori casertani con interessi nel Pisano.

A Mastrominico la sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha confiscato in passato oltre 40 milioni di euro tra terreni, immobili, società e rapporti finanziari.

Nel 2014 ci furono i sequestri fondati sulla responsabilità di un «concorso esterno in associazione mafiosa, espressione del clan "dei casalesi" - fazione Iovine per l'assegnazione di appalti e commesse pubbliche». Lo scenario vede l'ombra dei Casalesi nel Pisano attraverso gli investimenti di Mastrominico tra Vecchiano e Castelfranco di Sotto. Le proprietà confiscate in provincia facevano capo a una società edile controllata dall’imprenditore casertano. Si tratta di 22 terreni agricoli, contigui tra loro, a Castelfranco di Sotto. Più corposo, e in parte già realizzato, il progetto su Vecchiano. Qui i carabinieri di Caserta avevano confiscato otto appartamenti di un blocco immobiliare completato e in fase di vendita in singoli lotti, nove box auto, quattro terreni agricoli e un'area già diventata costruibile.

Stando al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Mastrominico, nella sua attività di costruttore, avrebbe partecipato all'aggiudicazione di appalti pubblici nel settore edile, accordandosi con esponenti di vertice del clan guidato dall'ex primula rossa Antonio Iovine, detto "o' ninno", da tempo in carcere, dai quali avrebbero poi ricevevano appoggio per garantirsi l'assegnazione dei lavori. —

Pietro Barghigiani

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