Il Tirreno

Pisa

il processo

Rinviato a giudizio per gli abusi su una 16enne poi morta suicida

Pietro Barghigiani
Un'aula di Tribunale
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Un'aula di Tribunale

Un 32enne accusato di aver palpeggiato la minorenne in più occasioni

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pisa. Rinviato a giudizio per violenza sessuale un marocchino di 32 anni accusato di aver palpeggiato una ragazza, all’epoca dei fatti minorenne, che il 25 novembre scorso si suicidò alla stazione di Pontedera. Lo ha deciso il gip Donato D’Auria accogliendo la richiesta del pm Flavia Alemi. L’imputato, assistito dallo studio Parenti, comparirà davanti al collegio del Tribunale a fine settembre. Gli episodi contestati al nordafricano sarebbero avvenuti tra settembre e novembre 2016, periodo in cui la presunta vittima delle sue attenzioni sessuali era minorenne (aveva 16 anni). Gli approcci poi denunciati dalla ragazza sarebbero consistiti in palpeggiamenti al seno e sulle parti intime. Gesti avvenuti contro la volontà della sedicenne con un percorso difficile tra abusi di droghe e soggiorni in case famiglie. Oltre a frequentazioni contro le quali la famiglia, che si è sempre spesa per recuperare e salvare la ragazza, si è battuta, inutilmente. Quando la giovane si uccise sotto un treno alla stazione di Pontedera avrebbe compiuto 19 anni nel giro di poche settimane. Era incinta di tre mesi. Il suo compagno e padre del bimbo o bimba mai nato nel frattempo è stato espulso dall’Italia. Lei, la parte offesa, non potrà raccontare in aula di quelle mani non gradite sul proprio corpo. Agli atti c’è la sua querela con la conferma, attraverso il riconoscimento fotografico, del nome di chi le avrebbe usato violenza. E gli inquirenti hanno anche acquisito la consulenza tecnica della psicologa Donatella Raspaolo. Gli episodi dei palpeggiamenti sarebbero avvenuti in casa almeno due anni prima del suicidio. Con quel gesto Fatima (nome di fantasia) aveva portato in superficie i suoi demoni. Viveva un disagio profondo la ragazza che aveva persino denunciato i familiari per maltrattamenti. Un’accusa poi archiviata. La droga come rifugio, l’affetto riposto sulla persona sbagliata. Amicizie apparenti, tossiche negli effetti. Ora il processo al connazionale accusato di averle usato violenza come ultimo capitolo di una vita tormentata. —

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