La protesta
Fulgencio è vivo, ma imprigionato: il suo processo trasmesso in diretta tv
L’ingegnere residente a Pisa dal 1988 è accusato di aver collaborato al tentativo di colpo di stato in Guinea Equatoriale
PISA. Dalle celle del carcere più disumano al mondo all’aula di un Tribunale, trasformata per l’occasione in una sorta di set televisivo. Dopo quasi sette mesi di detenzione, per Fulgencio Obiang Esono, ingegnere 48enne originario della Guinea Equatoriale e residente a Pisa dal 1988, è iniziato il processo voluto dal regime equatoguineano guidato dal 1979 da Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. Con altri 200 imputati, il professionista è accusato di aver collaborato al tentativo di colpo di stato che un gruppo di oppositori avrebbe tentato di materializzare nel dicembre 2017.
Da settimane le tv locali stanno trasmettendo in diretta il processo. Immagini che per i familiari dell'ingegnere, residenti a Pisa, sono la prova che l’uomo è ancora in vita e all’apparenza in buona salute nonostante le presunte torture subite in carcere. Dall’altro mostrano i tentativi di accusa che il governo sta cercando di provare per trasformare l’imputato in uno dei responsabili del tentativo di golpe che un gruppo di oppositori avrebbe organizzato per rovesciare il regime, uno dei più longevi della storia.
Secondo quanto accertato dall’Interpol, il professionista è stato rapito il 18 settembre dopo l’arrivo a Lomé, capitale del Togo, che aveva raggiunto per discutere un’offerta di lavoro. Con lui sono stati fermati anche due cittadini residenti in Ciad originari della Guinea Equatoriale e un equatoguineano residente in Spagna. In base ad un vecchio trattato tra i due Stati, i quattro, considerati oppositori del regime, sono stati consegnati alla polizia della Guinea Equatoriale e rinchiusi nel carcere Black Beach di Malabo, ritenuta la prigione più disumana al mondo. Secondo i gruppi di oppositori in esilio in Europa, per Obiang Esono sarebbe stato riservato il più duro regime carcerario, fatto di torture, vessazioni e quantità di cibo che consentono la sola sopravvivenza.
Dal carcere di Black Beach, l’ingegnere è stato trasferito nella prigione di Bata (capitale politica della Guinea Equatoriale) dove all’inizio di aprile è stato inaugurato il maxi processo contro i presunti oppositori del regime. La scorsa settimana Obiang Esono ha deposto davanti ai giudici e agli osservatori internazionali che stanno partecipando al processo. Difeso dall’avvocato Mbonio Ponciano, l’ingegnere ha sostenuto di non aver mai avuto contatti con il presunto gruppo di golpisti, nonostante le sue idee liberali e democratiche che più volte lo hanno spinto a scontrarsi con le politiche del regime. Alcuni imputanti hanno scagionato l’ingegnere dalle accuse di cospirazione. Il processo è seguito anche dalla Farnesina e da Amnesty International. —
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