Sicurezza
Cibo straniero spacciato per italiano ai malati in ospedale: sotto processo due manager dell’Alisea
Accusa di frode in forniture pubbliche per carne, olio e vino che per qualità e quantità erano diversi dal contratto con l’ospedale
PISA. Quantità e qualità di cibo non corrispondenti alle prescrizioni contrattuali. Alimenti pagati come toscani o italiani, ma in realtà provenienti dall’estero. Con il fornitore che guadagna tra quanto incassato per lo standard assicurato nel capitolato e quello che ha speso per approvvigionarsi di merce di livello inferiore. È un’inchiesta che vede l’ospedale come parte lesa quella che approda in Tribunale dove due manager della società fiorentina di ristorazione Alisea - nel frattempo acquisita dal colosso Cir di Reggio Emilia - sono a giudizio per frode in pubbliche forniture e nell’esercizio del commercio.
Si tratta di Claudio Caggese, 64 anni, livornese, responsabile acquisti e di Elena Rinaldi, anche lei di Livorno, 46 anni, all’epoca del fatti responsabile commerciale dell’azienda. Il giudice Antonella Frizilio (pm onorario Massimiliano Costabile) dopo la costituzione delle parti ha rinviato il dibattimento in cui l’Azienda resta come parte offesa senza costituirsi parte civile. Nel caso in cui venisse accertata la responsabilità degli imputati circa i reati in contestazione, il margine per ottenere un risarcimento dei danni resterebbe ampio a livello civile.
L’ospedale seguirà lo sviluppo del processo e poi deciderà se agire contro il suo fornitore al momento della sentenza. Il fascicolo originario era stato aperto dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni. Un’indagine esterna all’ambiente ospedaliero aveva portato le forze dell’ordine a verificare anche le forniture ai presìdi di Cisanello e Santa Chiara. Migliaia di pasti sfornati ogni giorno dall’ Alisea nel periodo preso in esame che copre l’estate-autunno 2015. Ottenendo notizie su quelle che all’epoca furono accertate come discrepanze tra quantità e qualità garantite sulla carta e poi servite nei piatti, il magistrato prima indagò i due dirigenti Alisea e poi firmò il decreto di citazione diretta a giudizio.
Secondo la Procura Caggese e Rinaldi in concorso tra loro «come il responsabile degli acquisti e responsabile commerciale con il compito di verificare la corrispondenza del servizio con gli obblighi contrattuali della società Alisea Srl nell’esecuzione del contratto di fornitura prodotti alimentari, utilizzati per la preparazione dei pasti per i pazienti dei presidi ospedalieri di Cisanello e Santa Chiara di Pisa, sottoscritto il 19 febbraio 2015, commettevano frode in quanto fornivano carni bovine, olio extra vergine e vino di qualità diversa e inferiore rispetto a quella prevista dal rapporto contrattuale instaurato. In particolare, fornivano prodotti non italiani e vino non toscano, ma di altre origini territoriali». Alimenti “mendaci” , per l’accusa, serviti ai pazienti dei due ospedali dal luglio al dicembre 2015.
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