Toscana
«Lasciai subito fisica puntando sul futuro»
Attardi, professore all’Università e padre dei motori di ricerca «Volevo riprodurre l’intelligenza umana, ora ci siamo vicini»
Pisa. «Era il 1968 e studiavo fisica alla Normale. Partecipai a un seminario del professor Antonio Grasselli che presentava il nuovo corso di laurea che sarebbe partito l’anno successivo. Ci disse: “Studiare il computer è come analizzare la mente umana”. Rimasi folgorato e lasciai fisica. Cinquant’anni dopo lavoro all’intelligenza artificiale». Comincia così la carriera professionale di Giuseppe Attardi, professore di informatica all’Università di Pisa. Nel 1969 è tra i primi iscritti al corso di laurea in scienze dell’informazione. Nel settembre del 1972 è il primo laureato con tesi. «Alcuni colleghi si laurearono a giugno senza la discussione – spiega –. Io “persi” una sessione per scrivere il mio lavoro sulla “Semantica denotazionale”».
Da quella tesi Attardi ha fatto tanta strada. Per la maggior parte delle persone è il padre dei motori di ricerca italiani. Insieme a due suoi ex studenti Domenico Dato e Antonio Gullì inventò il primo, Arianna, da cui nacque la start up Ideale che lavorò per tutto il web italiano da Dada, col portale Supereva, alla Fiat a Tiscali, che poi la acquisì. Un successo che alzò bandiera bianca solo davanti allo strapotere di Google, ma che dà il senso di quanto fossero all’avanguardia Pisa, la sua Università, i suoi docenti e i suoi studenti.
«Fin dal primo giorno di studio nel corso di scienze dell’informazione ho pensato, anzi, abbiamo pensato che investendo sul computer potevamo creare strumenti utili alla gente comune – ricorda il professore –. C’era la consapevolezza che queste tecnologie avrebbero avuto un grande impatto. Era solo questione di tempo».
E a stimolare le menti dei giovani studenti nel 1969 c’erano docenti capaci di essere goliardici. «Il professor Grasselli usava fare delle verifiche scritte – ricorda il prof –. Un giorno ci mise davanti un test impossibile. Era uno scherzo: vide le nostre facce e lo ritirò».
Il tutto ha però un senso: «La realtà è che l’informatica è una disciplina il cui unico limite è la fantasia: è una finestra aperta verso l’infinito», sostiene Attardi che non a caso, appena ottenuta la laurea, scoprì il mistero matematico della cupola del Brunelleschi. «È stato il mio primo lavoro: effettuai i calcoli matematici nel centro dell’Ibm di Pisa – rivela –. Gli storici dell’arte Radianti dell’Università di Firenze e le pisane Zambini e Cristiani rilevarono le misure. Io li elaborai e realizzai una visualizzazione grafica. Una prima animazione in 3d che dimostrò la forma ellittica della cupola. Per riprenderla venne anche la Rai».
Nessuna polemica, invece, con gli altri informatici. Eppure Attardi già nel 1978 lavorava ai software con finestre sovrapponibili e menù a tendina che qualche anno più tardi furono alla base del Mac di Steve Jobs e di Windows di Bill Gates. Che i due geni americani l’abbiano copiato o meno poco importa: la filosofia di Attardi è che «il software è un ambiente scientifico da condividere: noi studiamo e divulghiamo i lavori mettendoli a disposizione della comunità, anche degli imprenditori, in open source. L’importante è che i codici sorgente siano liberi».
E di imprenditori Attardi ne ha conosciuto tanti. Sicuramente gli italiani che hanno lasciato un segno nel settore: dai piemontesi Roberto Olivetti e Carlo De Benedetti, ai sardi Nicola Grauso e Renato Soru. Così come, negli anni ‘90, trattò la riduzione delle tariffe per navigare sul web prima con Giuseppe Tattarella e Silvio Berlusconi, poi con Antonio Maccanico e Romano Prodi. Ma il suo obiettivo principale è rimasto studiare e riprodurre l’intelligenza: «Ora ci siamo quasi arrivati – sottolinea –. Riprodurre reti neurali è alla portata di tutti. Nel 1969 sembrava fantascienza».–
G.B.
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