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«Welfare e volontariato rete sempre più ampia»

F.L.
«Welfare e volontariato rete sempre più ampia»

Il nuovo presidente Daniele Vannozzi: con la riforma del Terzo Settore è raddoppiata la base associativa

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PISA. «Terzo Settore nel territorio di Pisa significa una rete larga, diffusa e radicata di realtà che quotidianamente operano, sotto diversa forma, a favore di un welfare di comunità e quindi per lo sviluppo di un’economia sociale che sa mettere al centro della propria azione le persone e non semplicemente il mercato», dice Daniele Vannozzi, nuovo presidente della delegazione Cesvot di Pisa.

Vannozzi, quanto è larga questa rete di volontari?

«Molto più di quanto comunemente si creda. A Pisa possiamo contare su ben 298 associazioni di volontariato, 303 associazioni di promozione sociale, 28 cooperative sociali e ben 139 enti iscritti all’anagrafe delle onlus».

Dentro questa grande rete che ruolo ha il Cesvot?

«Un peso crescente. Dopo la riforma del Terzo Settore abbiamo visto raddoppiare la nostra base associativa».

Il suo ruolo invece quale sarà?

«Quello di costruire percorsi di partecipazione e condivisione larghi. Vorrei riuscire ad essere il presidente di tutti, dall’associazione più piccola a quella più grande».

Non teme una possibile parcellizzazione degli interventi se le realtà minori non si fonderanno?

«No, la visione e il sostegno tecnico-amministrativo e contabile lo assicuriamo noi del Cesvot. Quindi anche la più piccola realtà non deve pensare a questi problemi perché è lì che noi interveniamo e risolviamo. Nello stesso tempo queste associazioni più piccole sono un patrimonio indispensabile perché, al di là delle dimensioni, anzi proprio per le loro dimensioni minute, sono in grado di costruire contatti ad personam. Oggi che si parla tanto di sicurezza, le associazioni piccole sono altrettanti presidi sul territorio che garantiscono controllo sociale e rappresentano punti di ascolto fondamentali per percepire immediatamente le possibili difficoltà di un quartiere o di un settore».

Qual è la sfida che lei ritiene decisa per il futuro del volontariato?

«Sicuramente riuscire a fare rete tra tutti gli enti, soprattutto oggi che all’interno di Cesvot non c’è più soltanto il volontariato. Abbiamo la concreta possibilità di mettere a frutto le peculiarità dei diversi enti in una squadra che, muovendosi in maniera differenziata e sinergica, sia in grado di raggiungere il comune obiettivo di aiutare lo sviluppo sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale. In questo modo infatti non faremo solo una sommatoria, ma produrremo una crescita esponenziale degli interventi a favore dei cittadini sui singoli territori». —

F.L.

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