Il Tirreno

Pisa

PISA

Violenze sessuali sulla nipote poi morta suicida: condannato

Pietro Barghigiani
Violenze sessuali sulla nipote poi morta suicida: condannato

Pena di sei anni allo zio della vittima sedicenne che si tolse la vita con il metadone. L’imputato ha sempre negato i rapporti con la ragazza. La difesa: faremo appello

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Un’ora e mezzo di camera di consiglio e intorno alle otto di sera la sentenza: colpevole. Per il Tribunale lo zio (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la vittima, ndr) ha abusato più volte della nipotina e merita una condanna a 6 anni per violenza sessuale aggravata (il pm Flavia Alemi ne aveva chiesti 8 e mezzo). Si chiude in primo grado una storia in cui il degrado familiare inquinato dalla droga e la solitudine di un’adolescente fragile hanno fatto da quinta a una vicenda conclusa nel più tragico dei modi, il suicidio della vittima di violenze da parte dello zio, il fratello della mamma. È la convinzione del collegio presieduto da Luca Salutini (a latere Iadaresta e Giovannelli). Novanta giorni per le motivazioni e poi i difensori dell’imputato, gli avvocati Ezio Menzione e Alessandro Zarra prepareranno l’appello.

Ci avevano provato ieri pomeriggio a scardinare le accuse, a instillare il dubbio che la ragazzina, problematica e non nuovi a gesti di autolesionismo, poteva aver riferito di suggestioni e non fatti concreti. E poi il contesto familiare con i genitori alle prese con dipendenze pesanti, il carcere, l’assenza di riferimenti stabili.

Lui, l’imputato, ha negato di aver avuto rapporti con la nipotina. «Una volta ogni due settimane io, lei e sua mamma andavamo a mangiare la pizza – aveva spiegato in aula –. Ma in giro da soli, in un anno, saremo andati 5-6 volte. La accompagnavo in una gelateria, a bere un frappè. Cose di dieci minuti...» La ragazza si uccise a sedici anni nell’estate 2009. Lamentando, in una lettera, le mancanze di cui soffriva. Fatale, per lei, un’overdose di metadone che la uccise la mattina di Ferragosto. Fino a quel momento per le la vita era stata una salita vertiginosa in una famiglia afflitta da tanti guai: poco presente ed economicamente in difficoltà. Lo zio dava aiuti economici, vaglia postali di alcune migliaia di euro. Non grandi somme per il timore, così aveva spiegato, che la sorella le impiegasse per la droga. Erano soldi dell’eredità materna.

Nel lungo racconto in aula, con una sentenza che arriva a quasi dieci anni dalla morte della studentessa, sono stati sentiti anche la psicologa che collaborava con la scuola frequentata dalla ragazzina e una testimone di Geova che si era offerta di aiutarla. È stata lei a raccontare delle confidenza dell’adolescente circa le violenze sessuali dello zio e di averne parlato anche con la madre.

La psicoterapeuta, invece, aveva riferito di aver percepito nella minorenne qualcosa che non andava. «Mi ha parlato dei soldi che lo zio dava alla madre – ha spiegato la professionista – ma sul resto rimaneva vaga, non aveva voglia di parlare. Sintomo che c’era qualcosa che non andava». Per l’accusa e ora anche per il Tribunale a contribuire a quel male di vivere erano anche le attenzioni dello zio. Premuroso quando andava a trovarla, presente economicamente con la famiglia. Un’anima debole quella della nipotina di cui l’uomo si sarebbe approfittato consumando sesso in auto. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa