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«Insieme, per celebrare le attività pisane storiche»

«Insieme, per celebrare le attività pisane storiche»

Iniziativa de Il Tirreno e Confcommercio sostenuta dalla Camera di Commercio Federica Grassini: difendiamo così anche le identità e la sicurezza dei territori

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PISA. «Siamo convinti, felici ed orgogliosi di aver accettato l’invito de Il Tirreno ad intraprendere questo viaggio all’interno delle aziende e delle attività storiche di Pisa e provincia». È Federica Grassini, presidente di Confcommercio Provincia di Pisa, a scommettere sulla riuscita de “L’impresa si racconta”, format ideato e promosso con Il Tirreno e il patrocinio della Camera di Commercio di Pisa. Nelle nostre pagine accenderemo i riflettori su negozi ed aziende con più di 25 anni di vita. «Sì, vogliamo valorizzare le imprese e gli imprenditori che hanno dimostrato con i fatti di saper restare sul mercato puntando su qualità, professionalità, affidabilità del servizio - dice Grassini -. È il nostro modo per dire, attraverso il racconto in prima persona delle loro storie e dei loro volti, grazie. Grazie per quello che hanno fatto e che speriamo continueranno a fare».

“La resistenza dietro il bancone”, questo è il sottotitolo dell’iniziativa...

«Direi che è perfetto. Oggi gli imprenditori sono degli eroi, obbligati a combattere contro una serie infinita di difficoltà. La loro è davvero una resistenza, che porta lavoro e benefici a tutti: alle città, alle periferie, ai borghi, al turismo. Dove non ci sono imprese e negozi è solo deserto ed insicurezza. Vogliamo questo?».

A chi si riferisce, presidente?

«Non ho intenzione di polemizzare. Con “L’impresa si racconta” intendiamo lanciare un messaggio positivo e far conoscere al grande pubblico quanto di straordinario e di bello, ma anche quanta passione ed altrettanto sacrificio, si nascondano dietro un’attività imprenditoriale in piedi da molti anni».

Lei ne sa qualcosa...

«Respiro impresa da quando sono nata, non ho mai pensato di fare altro nella vita».

Eppure, la crisi ha portato molti marchi storici a chiudere...

«È quello che è avvenuto, purtroppo, con le conseguenze anche in termini di desertificazione ed insicurezza che ben conosciamo. Anche quando, raramente, le statistiche riportano saldi positivi tra aziende nate ed aziende chiuse, sappiamo bene che le imprese non sono tutte uguali. Quando chiude un’attività, un negozio, una bottega storica, la perdita è incalcolabile».

In che senso?

«Rappresentano il volto più umano ed anche più autentico di un territorio e di una città, la sua anima e persino l’identità. Nell’epoca dei temporary store e del frequente turnover, nell’epoca in cui tutto è liquido ed instabile, queste imprese solide e ben radicate dovrebbero essere considerate come un patrimonio di tutti».

Come?

«Intanto restituendo redditività e margini di guadagno adeguati all’impresa ed ai mille sacrifici che questa attività comporta. E su questo potremmo fare mille proposte». —

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