Sicurezza
Studenti della Normale e detenuti insieme nel segno di Shakespeare
Mercoledì la compagnia teatrale della scuola superiore ha messo in scena insieme a 5 detenuti la Tempesta di Shakespeare dentro il carcere di Don Bosco
Pisa. La Normale entra in carcere. Non per questioni giudiziarie ma per la giornata mondiale del Teatro. Mercoledì scorso il gruppo teatrale della scuola superiore ha rappresentato la Tempesta di William Shakespeare nella casa circondariale Don Bosco di Pisa. Sul palco, a fianco ai normalisti, cinque detenuti che hanno seguito insieme agli studenti i laboratori curati dalla compagnia I Sacchi di Sabbia. Interpreti d’eccezione che hanno garantito il tutto esaurito nella sala polivalente del carcere pisano dove detenuti, altri studente e docenti della Normale hanno assistito fianco a fianco allo spettacolo.
«È stata l’emozione finale di un percorso che ci ha regalato tanto – spiega uno degli attori sul palco, lo studente Francesco Morosi –. Siamo partiti da una sfida, che era quella di entrare in contatto con persone che avevano avuto una traiettoria di vita diversa dalla nostra. Il risultato è stato quello di innescare uno scambio di esperienze che ha abbattuto completamente la barriera esistenziale tra studenti e detenuti».
Vale a dire proprio l’obiettivo che la Normale voleva ottenere con i laboratori teatrali: vale a dire un accrescimento reciproco. Per le persone che stanno scontando una pena detentiva è stata una occasione per comprendere i meccanismi dell’arte teatrale e di entrare in contatto con ragazzi e ragazze con grandi motivazioni e aspirazioni. Per gli allievi e borsiti della Scuola superiore il laboratorio ha rappresentato la possibilità di mettere in gioco le proprie esperienze e conoscenze in un contesto molto delicato, in cui era fondamentale stabilire un legame quantomeno di rispetto, se non di amicizia, con gli “studenti” del Don Bosco.
«Ed è stato proprio così – conferma Morosi –. La difficoltà è stata superare l’impatto non con le persone ma con l’ambiente: l’ingresso nella struttura carceraria, i corridoi con le porte che si aprono e si chiudono per raggiungere le sale per le prove, l’essere materialmente in carcere. Poi abbiamo incontrato i detenuti e, in poco tempo, ci siamo resi conto che Shakespeare era per entrambi solo una scusa per conoscersi».
«Un’esperienza che segna», dunque e che gli studenti della Normale intendono replicare anche l’anno prossimo, «magari in forma ancor più strutturata», conclude Morosi. —
G.B.
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