Sei indagati per il morto suicida in casa dimesso due volte in un pomeriggio
Ipotesi di omicidio colposo per due medici del pronto soccorso e quattro di psichiatria. Stamani l’autopsia
PISA. L'ipotesi di partenza è quella di una sottovalutazione del caso dagli effetti fatali. Un paziente che per due volte si presenta al pronto soccorso e urla nella sua disperazione che se lo rimandano a casa si uccide. Un proposito realizzato a poche ore dalla dimissione. Diventa un’inchiesta con sei indagati (due medici del pronto soccorso e quattro di psichiatria territoriale dell'Asl assistiti tra gli altri dagli avvocati Patrizio Pugliese, Stefano Del Corso e Ranieri Del Torto) la morte di un 32enne suicida nella sua abitazione alle 3 di lunedì mattina dopo un andirivieni dall’ospedale che per la Procura ha bisogno di accertamenti per arrivare a stabilire eventuali responsabilità nel decesso dell’uomo..
Stamani, venerdì 29 marzo, il sostituto procuratore Aldo Mantovani conferirà l’incarico al medico legale Beatrice Defraia e allo psichiatra Rolando Paterniti che nelle ore successive procederà con l’autopsia. Il 32enne è stato trovato privo di vita, impiccato, nella sua abitazione. Erano circa le 3. I vicini sono stati svegliati dai rumori provocati dai vigili del fuoco che per entrare in casa hanno dovuto sfondare la porta. Per due volte il paziente aveva chiamato il 118 supplicando un ricovero.
«Sto male, voglio andare all’ospedale, se non mi aiutano mi ammazzo» era stato il senso della sua chiamata agli operatori. Il primo ingresso è avvenuto all’ora di pranzo di domenica. È stato preso in consegna, sistemato nell’astanteria e poi dimesso intorno alle 15. Verso le 20 altra telefonata al 118 e secondo ricovero. Viene visitato dai medici del pronto soccorso e poi passato, come caso da valutare, ai colleghi di psichiatria. Al Tirreno una signora, testimone dei tormenti del 32enne, aveva raccontato: «Ricordo bene quel ragazzo, piangeva, si disperava, diceva che aveva già tentato di uccidersi e che lo avrebbe fatto di nuovo».
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Stava male, cercava aiuto. Da tempo aveva problemi psichiatrici ed era seguito e in cura farmacologica «L’ho sentito dire più volte: “Tanto vado a casa e mi impicco” – è stato il racconto della donna –. Noi lo abbiamo visto per bene che aveva bisogno di essere ascoltato e di essere rassicurato. Si capiva che erano una persona con molti problemi». Le registrazioni audio delle telefonate al 118 e le cartelle cliniche, compreso il foglio di dimissioni, sono state sequestrate dalla squadra mobile e fanno parte della documentazione iniziale del fascicolo aperto con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
L’autopsia chiarirà la causa della morte con l’esame tossicologico che servirà a capire quali e quanti farmaci siano stati somministrati al paziente prima di uscire per due volte dall’ospedale. E, soprattutto, l’obiettivo delle indagini sarà quello di accertare se i medici hanno responsabilità nella morte di un paziente che minacciava di uccidersi se fosse stato dimesso. Dopo mezzanotte lascia l’ospedale, alle 3 lo trovano impiccato.
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