Il Tirreno

Pisa

Oltre 46mila firme non bastano a far cambiare idea a Conti

Valentina Landucci

La battaglia della Casa della Donna va avanti da mesi in città ma anche oltre i confini di Pisa fino al Parlamento Europeo 

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il caso

Oltre 46.000 sottoscrizioni raccolte in tempi da record per dire no alla presenza in giunta a Pisa di un assessore coinvolto in una vicenda giudiziaria per un reato come lo stalking, Andrea Buscemi. Ma anche decine e decine di presidi, cortei, appelli promossi sui media e di cui si sono fatti interpreti anche autorevoli rappresentanti della cultura, del giornalismo, della politica nazionale. Fino ad arrivare ad una audizione a Bruxelles al Parlamento Europeo. E di fronte a tutto questo sempre e solo una reazione da parte di chi lo ha scelto per amministrare la cultura in città, il sindaco Michele Conti: «Buscemi sarà giudicato per quello che fa da assessore». Con la conseguenza che la vicenda giudiziaria dell’assessore, che procede con i tempi della giustizia italiana ed evolve secondo i propri meccanismi, pur creando perplessità lascia in ogni caso aperta la questione “politica” intorno a una nomina, a una presenza all’interno di una istituzione come l’amministrazione pisana, che solo pochi giorni fa l’ex ministro Mara Carfagna definiva «inopportuna». Parole, quelle della parlamentare di Forza Italia, che rafforzano e sostengono la richiesta di dimissioni di una parte importante della città - ed anche oltre - promossa e portata avanti dalla Casa della Donna di Pisa. «È una vicenda per noi sconcertante - ha commentato ieri a margine della decisione del tribunale di Pisa Giovanna Zitiello coordinatrice del centro antiviolenza della Casa della Donna - sulla quale ancora una volta dobbiamo rilevare quello che purtroppo accade anche in altre circostanze: le donne non vengono credute». Ma è proprio in virtù di questa considerazione, nella convinzione di non dover “archiviare” il così detto “caso Buscemi”, che la Casa della Donna anche in mancanza di una risposta alle migliaia di firme per le dimissioni dell’assessore pisano, non si ferma e porta avanti la propria battaglia, arrivata lo scorso 4 settembre all’attenzione della Commissione per i diritti delle donne e la parità di genere del Parlamento europeo. —

Valentina Landucci

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