Il Tirreno

Pisa

Finanza nei bar dei tre ospedali pisani

L'ospedale di Cisanello
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L'ospedale di Cisanello

L'inchiesta riguarda l'appalto per la gestione del servizio tra Santa Chiara, Cisanello e Lotti

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PISA. Finanzieri nei bar degli ospedali pisani Santa Chiara e Cisanello e Lotti di Pontedera. La visita delle fiamme gialle rientra in un'inchiesta della Procura di Trento dopo la denuncia della società Autobrennero nel 2017. Sotto esame i contratti e le royalties del nuovo gestore dei tre spacci-punti di ristoro, la Hermes srl con sede ad Avellino, subentrata nel 2016 e risultata aggiudicataria della concessione del servizio a seguito di gara Estar.

Le ipotesi di accusa vanno dalla truffa aggravata, alla corruzione, all’emissione di fatture false nell’ersercizio dell’attività. I finanzieri hanno acquisito documenti e sentito personale delle attivività commerciali.

L'inchiesta che tocca la provincia pisana ha visto 50 perquisizioni in tutta Italia, 12 denunce e un sequestro preventivo per oltre un milione di euro emesso dal gip del Tribunale di Trento. E’ questo il bilancio dell’operazione congiunta denominata “Operazione Tarantella“, che ha visto l’intervento di 125 militari delle Fiamme Gialle assieme a 30 agenti della polizia stradale.

Al centro la truffa milionaria operata ai danni dell’autostrada del Brennero da parte di una delle società di gestione di A22. L’attività di indagine, iniziata sei mesi fa, ha portato alle perquisizioni eseguite in otto regioni (Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania) e ha avuto avvio da alcune segnalazioni alla polizia stradale di illeciti di tipo fiscale, operati dall’impresa privata con sede ad Avellino alla quale era stata affidata in appalto la gestione di punti vendita in diverse aree di servizio collocate lungo l’A22.

Questa società ha truffato Autobrennero evitando di registrare gli scontrini per la vendita di prodotti oppure registrando alcuni prodotti che scontano in base al contratto di concessione con la stessa Autobrennero dei diritti di vendita più bassi rispetto a quelli previsti. Venivano ovvero venduti prodotti alimentari o prodotti tipici facendoli passare per libri, giornali o cd musicali che non scontano alcuna royalty contrattuale con A22. In alternativa i prodotti venduti venivano fatti passare per prodotti tipici locali, anche quando non lo erano, in modo da pagare sempre il diritto più basso (5%) invece delle percentuali che, a seconda del bene, andavano dal 27 al 49 per cento. Il sistema di frode era strutturato dunque in modo da non pagare la percentuale di diritti dovuti dalla società ad A22 in base al contratto di gestione dei punti vendita. Il valore della truffa, tra azioni di evasione fiscale e royalties non corrisposte, è per l’appunto di oltre un milione di euro. Un danno che si considera maggiorato, essendo Autobrennero una società a partecipazione pubblica, poiché indiretto anche per gli enti locali delle Province di Trento e di Bolzano che ne fanno parte. Tra i denunciati ci sono i vertici della società campana, il commercialista di riferimento e alcuni dipendenti infedeli che operavano tra le sei aree di servizio incriminate.

Due i dipendenti di A22 coinvolti nella truffa: uno è stato licenziato, mentre l’altro risulta al momento sospeso dal lavoro. “Tuteleremo in ogni modo la società Autobrennero rispetto ad ulteriori potenziali danni nelle sedi opportune e a conclusione delle indagini penseremo anche ad un’eventuale revoca della sub concessione o dell’appalto di gestione delle aree di servizio” , ha affermato il direttore generale di A22 Carlo Costa.

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