Sicurezza
L’arcivescovo bacchetta Conti e la Lega: «La moschea va fatta per il bene comune»
Il discorso di Benotto al consiglio comunale dopo lo stop al progetto: la libertà religiosa deve essere garantita
PISA. La stoccata giunge alla fine, quando il sindaco Michele Conti non può più replicare. E l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto arriva a colpire al cuore. Mette infatti il dito nella piaga che ha caratterizzato il rapporto tra Diocesi e Comune negli ultimi mesi: la nuova moschea a Porta a Lucca e la libertà religiosa. «Attenzione, integrazione ed accoglienza chiedono di risolvere la questione moschea per il bene comune», dice il presule nell’ultima frase del suo discorso davanti al consiglio e all’amministrazione comunale a conclusione della visita pastorale. Conti e la Lega sono costretti a incassare. Non c’è più tempo per una controreplica. Il presidente del consiglio comunale Alessandro Gennai chiude la seduta. Si passa allo scambio istituzionale di doni e alla foto ricordo. Ma il messaggio lanciato ieri è chiaro.
La questione moschea, insieme a quello dell’operato della Caritas diocesana, ha aleggiato fin dall’arrivo dell’arcivescovo a Palazzo Gambacorti. L’occasione è ufficiale. Protocollo, dovere e rispetto dell’ospitalità impongono toni pacati. Ma nell’ecumenismo reciproco si intravvede la tensione. Seppur tra le righe, Conti e Benotto si lanciano messaggi incrociati fin dall’inizio. Il primo cittadino saluta l’arcivescovo sottolineando che lui e la maggioranza credono «che esista un bene comune da perseguire al centro del quale c’è la persona». Ma Conti sottolinea anche che è lì perché eletto in forza di «un programma semplice e che spesso ci porta ad operare fianco a fianco con la Chiesa soprattutto nella lotta alla povertà». Il primo cittadino parla poi di giovani e lavoro, e si rivolge direttamente all’arcivescovo: «Questi temi ci avvicinano e su di essi troveremo sinergie e intese, se lo vorrà».
Benotto non batte ciglio davanti a quel “se”. Concorda che giovani, lavoro e povertà sono i temi caldi da affrontare in un percorso comune. Ma, dopo aver ricordato «la coincidenza non voluta» della visita di Papa Francesco in Campidoglio, come il pontefice con la Raggi richiama Conti al tema dell’accoglienza: «Viviamo in un’epoca in cui la cultura è ripiegata su se stessa. La società si chiude a riccio e manca l’ascolto reciproco per una paura diffusa che porta all’individualismo esasperato. Mentre Cristo chiede di amare il prossimo tuo come te stesso. E occorre superare questa pesantezza con il rispetto profondo dell’altro che va visto, ed è, come un fratello da accogliere».
A chiamare direttamente in causa migranti e moschea è l’opposizione di centrosinistra. E l’arcivescovo coglie la palla al balzo nella replica: «Nel rispetto reciproco della Costituzione italiana e di quella canonica Gaudium et spes, abbiamo il dovere di tutelare i diritti umani e della persona. Tra questi non c’è solo la libertà di culto, che è una cosa intima, ma anche un diritto che va oltre e la ricomprende: quello della libertà religiosa che consiste nel poter esprimere liberamente la propria fede». Insomma: la Chiesa pisana chiede all’amministrazione a trazione leghista di dare il via libera alla moschea.
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