Il Tirreno

Pisa

al dipartimento di informatica 

Baricco racconta nel “suo” Ateneo «la visionaria insurrezione digitale»

Carlo Venturini
Baricco racconta nel “suo” Ateneo «la visionaria insurrezione digitale»

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PISA. Un pianista sull’oceano che finisce nella rete del web. Alessandro Baricco scrisse il monologo “Novecento” da cui è stato tratto il film “La leggenda del pianista sull’oceano”, poi in maniera funambolica, scrive “The Game”, un saggio corposo, puntiglioso e con qualche licenza letteraria su Internet, i social, e tutto l’indotto di questa «insurrezione» come la definisce lo stesso scrittore: «Mi sorprendo io stesso. Ho affrontato il tema della rete semplicemente da persona che non sapeva nulla, o poco, facendomi domande di base e studiando. Il ‘900 è finito e non ritornerà mai più perché la rivoluzione digitale non lo vuole più quel mondo con le sue bombe atomiche, con le sue chiusure, ottusità, ideologie devastanti».

In un auditorium gremito al dipartimento di Informatica, Baricco ritorna a fare l’allievo e a fare domande ai docenti universitari che hanno organizzato l’incontro come momento celebrativo dei 50 anni dalla nascita della prima facoltà italiana di Scienze dell’informazione, una laurea talmente innovativa che come ha ricordato il rettore Paolo Mancarella, «si pensava servisse per diventare giornalisti» e lo dice lui che lì si è laureato.

«Sì ma come mai i grandi informatici o inventori, creatori di rivoluzione digitale sono tutti uomini? Alla Apple tutt’ora, per trovare un manager donna dobbiamo arrivare a chi disegna le icone dell’iphone», dice Baricco con “maliziosa” curiosità. Gli risponde Nicoletta De Francesco, prorettrice vicaria dell’Ateneo quasi contraddicendolo: «I primi programmatori di software erano donne. Donne del ‘68 e che portarono la rivoluzione di quegli anni anche in questa nuova attività lavorativa. Gli uomini si occuparono solo di hardware per decenni. Il software era “cosa” da donne perché forse più precise e meticolose. Io stessa, pur venendo dal Classico, mi sono iscritta a Scienze dell’informazione perché volevo fare qualcosa di nuovo, non mi volevo incasellare nell’insegnamento tanto meno classicista e quegli studi di scienza dell’informazione erano talmente nuovi che non si sapeva di preciso che cosa andassimo a studiare e poi a fare».

Di questo timore, parla lo stesso Baricco: «La paura per questa insurrezione digitale-tecnologica, è irrazionale. Irrazionale però, non vuol dire stupida. Tutto è stato veramente velocissimo. Ciò che mi fa essere realista, quasi cautamente ottimista, è che tutta questa innovazione, a breve, verrà costruita e creata dai nativi digitali. Ciò per ora non è ancora successo. Quando a governare queste rivoluzioni ci saranno questi giovani studenti si spazzeranno via anche gli ultimi steccati novecenteschi».

E l’ultimo saluto è l’auspicio di Baricco rivolto alla platea dell’Unipi e a quella più vasta dei visionari. «Esponiamoci ai raggi visionari degli informatici – conclude –. Sono loro gli unici visionari che vedo oggi ma non lasciamoli soli. Lavoriamoli ai fianchi perché anche loro siano permeabili e contaminabili. Qui l’Università è già visionaria, basti vedere la Cep, quella Cep enorme, oggi è qui sulla scrivania. È in un telefonino. E quei visionari di allora sapevano, volevano che si arrivasse ad avere un computer su ogni scrivania». –

Carlo Venturini

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