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Docente dell’ateneo e tutore di un disabile condannato a 3 anni per peculato
In virtù del suo ruolo, secondo l’accusa e ora anche il giudice, si sarebbe impossessato di oltre 200mila euro
Un noto docente dell’Università di Pisa e di origini versiliesi è stato condannato a tre anni di reclusione con l’accusa di peculato. Nominato dal tribunale come tutore e amministratore di un disabile mentale avrebbe dilapidato il patrimonio della persona interdetta impossessandosi di una cifra superiore ai 200mila euro.
Si tratta di Raffaello Cecchetti, 69 anni, avvocato, residente in Versilia e dal 2006 professore aggregato di ruolo alla facoltà di ingegneria dell’informazione all’ateneo di Pisa. Un luminare nella sua disciplina tanto da ricoprire incarichi di prestigio - come quello di componente esperto del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (Ministero dei Trasporti) dal 2004 - a livello internazionale come consulente del Governo della Repubblica di Gibuti e segretario di Stato ad honorem dello Stato della Louisiana dal 2003.
Pene accessorie
La condanna per peculato ha comportato per il docente anche l’interdizione triennale all’esercizio della professione forense e l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Una decisione presa dal giudice Stefano Billet che ha accolto la tesi dell’accusa retta dal sostituto procuratore Elena Leone. Una condanna parzialmente mitigata dall’assenza della parte civile, rappresentata dall’avvocato Susy Ragghianti, uscita dal processo dopo che il professore universitario ha parzialmente risarcito il danno.
I FATTI
Stando all’accusa nel 2006 il noto legale viene nominato dal giudice, in sostituzione di un altro avvocato, tutore di un uomo di 45 anni residente a San Leonardo in Treponzio interdetto da tempo per gravissimi problemi di natura mentale. Il padre prima di morire lasciò all’unico erede un patrimonio tra beni immobili, titoli e azioni di oltre 400mila euro. Un lascito che doveva essere utilizzato per assistere quel giovane sfortunato incapace di intendere e di volere e bisognoso di assistenza e cure a causa dell’handicap mentale. Uniche eredi del disabile due zie residenti una nella Piana e l’altra negli Stati Uniti. Nel 2012 l’invalido si ammala e muore al San Cataldo. Dopo la sua morte alle zie subentrano i cugini eredi naturali del patrimonio familiare. Sul conto corrente del de cuius ci sono soltanto 40mila euro. Nel 2014 parte una denuncia alla procura e dall’indagine delegata alle Fiamme Gialle non emergono tracce nell’ufficio della volontaria giurisdizione del tribunale del rendiconto imposto dal giudice tutelare sulle operazioni effettuate dal tutore in nome e per conto del disabile. E i finanzieri scoprono che il docente universitario nel corso degli anni ha effettuato parecchi prelievi ed emesso a segni per fini personali.
L’INDAGINE
Durante l’indagine l’avvocato aveva ammesso alcune circostanze. E i finanzieri avevano scoperto che con quei soldi aveva pagato le rate dell’università dei figli, acquistato un’auto, pagato debiti per l’affitto di uno studio, ristrutturato un’abitazione, comprato vestiti. Sentito in udienza ha rigettato l’accusa sostenendo di aver fatto il suo dovere e restituito quanto dovuto. Scontato il ricorso in Appello. —
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