Lutto
Girava sempre con un pallone in auto per adescare i ragazzini in strada
Pisa: sì al processo sprint per l’ex tecnico di calcio accusato di violenza sessuale aggravata su cinque minorenni
PISA. Girava sempre con un pallone in auto. E quando vedeva dei ragazzi soli in strada li avvicinava. «Sono un allenatore di calcio, ti piace giocare? Potrei farti fare un provino per squadre di serie A».. L’approccio era mirato verso ragazzini sui 13 anni, extracomunitari, che nel corso della frequentazione non si ritrovavano sui rettangoli verdi, ma in macchina con il pensionato pronto all’assalto sessuale. Poi c’era anche lo sport. Un pretesto per irretire i minorenni e indurli a cedere alle sue voglie.
A leggere le accuse contro Piero Costia, 76 anni, di Oratoio, si mette a fuoco l’immagine di un predatore seriale con una nitidezza che ha inquietato persino gli investigatori della questura. Ieri mattina attraverso il suo avvocato, Giuseppe Mandarano, Costia ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con rito abbreviato. A fine maggio l’udienza davanti al gup Pietro Murano (pm Flavia Alemi). Le contestazioni vanno dalla violenza sessuale aggravata agli atti sessuali con minorenni, tra consumati e tentati.
L’arco temporale in cui Costia ha coltivato la sua passione insana verso gli adolescenti copre un periodo che va dal 2006 al febbraio 2018. E quasi sempre le sue prede erano tredicenni, qualcuno con difficoltà familiari e una libertà di orari e spostamenti tali da renderli più fragile dei suoi coetanei di fronte all’adescamento dell’imputato. I bersagli più vulnerabili da puntare e far soccombere con l’illusione del calcio.
Il pensionato è in carcere dal marzo 2018. Dopo un periodo al Don Bosco è stato trasferito a Sollicciano. Ieri non era in aula. E con ogni probabilità non ci sarà neanche il giorno della sentenza. I racconti dei ragazzi e le sostanziali ammissioni dell’imputato sono sufficienti a contestualizzare un quadro probatorio che non lascia rilevanti margini difensivi. L’abbreviato porterà lo sconto di un terzo della pena e la possibilità di fare appello.
Da Pisa a Putignano, da Tirrenia a Coltano, le zone in cui Costia si appartava era le più svariate. Nei paraggi c’erano dei campi di calcio. Iniziava facendo fare ai ragazzi esercizi di preparazione atletica, poi svelava le sue vere intenzioni. In alcuni casi c’è chi si è opposto. Spesso cedevano. In una situazione gli inquirenti hanno ricostruito anche rapporti a tre con il pensionato insieme a due tredicenni. Era l’auto il luogo del primo palpeggiamento. «Fammi sentire il... (membro maschile, ndr)» era l’esordio dell’anziano rivolto al 13enne di turno. Una volta avvicinò un ragazzo sudamericano sostenendo di poterlo far giocare nel Milan (ma il copione prevedeva anche di millantare agganci nella Juve, ndr). Si presentò anche ai genitori e li convinse ad affidargli il figlio per gli allenamenti. Solo che nel portarlo in giro in auto il suo principale interesse era il corpo del ragazzino, assalito e palpeggiato più volte.
Altre volte aveva convinto i genitori che lui, allenatore di squadre giovanili, poteva essere utile per i loro figli. Un giorno fermò l’auto in luogo isolato a Ospedaletto e chiese al ragazzo di 12 anni «insistentemente di togliersi i pantaloni e, al suo rifiuto, glieli toglieva forzatamente. Successivamente si appartava con lui in altri luoghi isolati e lo induceva o costringeva, se il minore non era consenziente, ad avere rapporti reciproci non protetti».
L’indagine nasce da un dramma. Un incendio che fa di Costia inizialmente un danneggiato è l’abbrivio di un’inchiesta che lo porta in carcere nel giro di tre mesi. La sua Ford Focus viene bruciata nel dicembre 2017. L’autore, uno degli accusatori del pensionato, nella fuga dopo aver appiccato le fiamme alla vettura parcheggiata a due passi dalla casa, viene travolto e ucciso da un treno diretto a Firenze. Si chiamava Nicolay Vivacqua e aveva 19 anni. Ex allenatore di formazioni giovanili tra Pisa, Bientina e Pontedera, il 76enne aveva eletto a terreno di caccia gli ambienti degli adolescenti stranieri. A fine maggio la sentenza.
RISCHIO DI VENDITA
Il pubblico ministero Flavia Alemi nell’udienza di ieri mattina ha chiesto il sequestro conservativo dei beni immobili cointestati, come quota parte, a Piero Costia. La richiesta si base sull’informativa di polizia giudiziaria e sulle intercettazioni avvenute durante un colloquio al Don Bosco tra il pensionato e la sorella. Secondo il pm l’imputato avrebbe manifestato la volontà di vendere le sue quote di immobili per non dover poi pagare i risarcimenti alle parti civili. Il gup Pietro Murano si è riservato.
LE VITTIME
Sono sette le posizioni di parti civili che si sono costituite con gli avvocati Stefano Carta di Livorno (i genitori del giovane che morì sotto un treno e un minorenne dell’epoca), Roberto Cavani, Francesco Carlesi e Stefano Ercoli. Cinque i ragazzini, ora maggiorenni, trovati dalla polizia e che ora sono nel processo come vittime e che chiedono un risarcimento del danno subìto.
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