Finanza
Proprio come i videogame
Visori ottici, joystick e grotta 3d: il DreamsLab della Normale sembra quasi una sala giochi Ma la ricerca passa anche da qui e cresce anche con i video giochi
PISA. Sono due classici scienziati cervelloni, ma mentre lavorano sembrano e si divertono come due bambini. Vivono tra visori ottici, joystick, caverne per la tridimensionalità, applicazioni di realtà aumentata e sembra che giochino. Ma Nicolò Albertini e Jacopo Baldini, ricercatore e assegnista del programma Smart della scuola Normale di Pisa, usano gli strumenti tecnologici amati dai bambini dei nostri tempi per la ricerca scientifica. E, anzi, proprio ai videogiochi devono in parte dire grazie: «Lo sviluppo della tecnologia 3d nel campo dei videogiochi è stata decisiva per abbattere i costi degli strumenti», rivelano i due studiosi.
«Prima del boom dei video giochi, fare ricerca con la tecnologia tridimensionale aveva dei costi altissimi – spiega la ricercatrice Monica Sanna –. Spesso dovevi chiedere alle aziende di realizzare prodotti che ancora non esistevano. Oppure dovevi chiedere il permesso di usare degli strumenti che erano ancora in fase di studio. Ora, invece, sul mercato sono presenti strumenti ad un costo relativamente basso, pensati per far giocare i bambini ma perfetti anche per la ricerca scientifica».
Una gioia per Nicolò e Jacopo che, però, hanno a disposizione strumenti che i bambini sognerebbero di avere nelle loro case. Il loro “gioco” speciale si chiama Cave 3d ossia, tradotto dall’inglese, “Grota 3d”. Si tratta di una vera e propria stanza che riproduce un ambiente virtuale attraverso la proiezione delle immagini tridimensionali sulle pareti. A completare l’effetto “immersione” si aggiungono un sistema sonoro, un paio di occhiali 3d e due anelli (realizzati con la stampante 3d della normale) che consentono di ruotare le immagini e toccare gli elementi. Manca solo la percezione delle consistenze degli elementi, ma l’effetto visivo è più che realistico.
Ed è proprio dal Cave 3d che partono i “viaggi” virtuali nell’antica Segesta o nel cervello e nelle cellule del corpo umano (vedi articolo a sinistra). Ma la grotta non è l’unica meraviglia che si trova all’ultimo piano di palazzo della Carovana. In una delle stanze si trova un “tavolo touch”: uno schermo posizionato a mo’ di scrivania in cui non si usano carta e penna, ma le dita umane. Nulla di rivoluzionario, si può pensare, ma questo particolare strumento è pensato per i restauratori e permette di confrontare immagini di opere d’arte su più livelli, sovrapporle l’una con l’altra e ingrandirle quanto necessario. In più il tavolo riconosce gli oggetti memorizzati: basta poggiarci sopra un’opera d’arte e lui la riconosce e fornisce tutte le informazioni che servono agli studiosi dell’arte.
«Sembra tutto un gioco, ma non lo è», concludono Nicolò e Jacopo. Cervelloni al momento non in fuga dall’Italia come tanti altri loro colleghi. Anche, e forse soprattutto, grazie a questi “giocatoli” messi a disposizione loro e di tutta la ricerca scientifica alla scuola Normale di Pisa. —
G.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google