Gioco
«Vuoti investigativi colmati con vistosi deficit probatori»
pisa. Ultimo giro di una corsa che rischia di avere come capolinea il carcere per Antonio Logli. L’alternativa è una nuova pista in cui correre per raggiungere il traguardo dell’assoluzione. Ci prova davanti ai giudici della Suprema Corte l’avvocato Roberto Cavani. E lo fa segnalando agli ermellini quelle che a suo avviso sono le carenze e le contraddizioni di una sentenza di secondo grado che ha confermato il giudizio di Pisa. «Emerge come innegabile che la sentenza di condanna del Logli sia frutto di sforzo interpretativo teso a colmare i vuoti investigativi e i vistosi deficit probatori con attività speculativa e suggestivi argomenti logici, comunque meramente assertivi, apodittici e congetturali» è la chiusa finale delle 66 pagine con le quali gli avvocati di Antonio Logli chiedono alla Cassazione di annullare la condanna a 20 anni inflitta al loro cliente.
Parecchio ruota intorno alla figura di Loris Gozi e alla sua credibilità legata a quella della moglie Anita Gombi. Non solo sull’avvistamento in via Gigli la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Una tenuta testimoniale che ha, comunque, retto in due gradi di giudizio. Il più importante dei quali è rappresentato da Gozi, il superteste che afferma dall’ottobre 2012 di aver incrociato Logli in via Gigli intorno a mezzanotte e mezzo. E poi di aver visto un uomo e una donna litigare nella stessa via intorno alle una. «Dalle dichiarazioni di Gozi la sentenza giunge a collocare la presenza di Gozi sul luogo, si veda bene, non dell’ipotizzato omicidio, ma di una presunta lite tra due persone, per altro mai riconosciute dal teste» chiosano gli avvocati. Lui, Antonio, che sostiene da sempre di essere andato a letto a quell’ora e di essersi svegliato alle 6,45 senza trovare Roberta al suo fianco. Su quell’avvistamento la difesa sottolinea che Gozi ha modificato gli orari almeno tre volte. Una confusione di lancette che poi si è assestata in una versione ritenuta credibile. C’è poi l’aspetto della foto di Roberta che sarebbe stata fatta vedere da Logli a Gozi il sabato mattina del 14 gennaio. La suocera, che vive con il genero, dice di averlo visto alle 10 nella casa in via Gigli. Loris sostiene di averlo ricevuto alle 11,30. Per di più incorniciata. La difesa spiega che quella foto fu stampata dal computer di Daniele Logli al ritorno da scuola intorno alle 13. Se in primo grado l’effetto scatenante dello scontro poi degenerato in omicidio, era la lite scoppiata dopo aver scoperto che Logli aveva un’amante e questa era Sara, a Firenze sostengono che Roberta «in preda al panico percependo il grave pericolo per la propria incolumità è semplicemente e istintivamente scappata così come si trovava e proprio attraverso i campi come indicano le tracce fiutate dai cani». Un passaggio che nel ricorso viene definito surreale e terrificante «incorrendo in un errore motivazionale ancor più grave dei precedenti già evidenziati». —
P.B.
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