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«Spero di trovare così un lavoro ma in fondo non ci credo molto»

Donatella Lascar ; Altri servizi alle pag. 2 e 3
«Spero di trovare così un lavoro ma in fondo non ci credo molto»

Un 40enne in coda al Caf: facevo l’operaio ma la ditta ha chiuso per la crisi e anche mia moglie è disoccupata

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Non si è trattato di una folla oceanica, comunque ieri mattina, ad attendere l’apertura delle porte dei Caf per richiedere il reddito di cittadinanza, si sono messe in fila centinaia di persone. Una coda per rimettersi in gioco, per cercare di dare una svolta alla propria vita, per riavere una vita. Giovani e meno giovani, tutti accomunati dalla speranza di tornare ad avere un lavoro e tutti con una storia alle spalle da raccontare.

È il caso, ad esempio, di un uomo di quarant’anni, pisano, in fila per richiedere il reddito di cittadinanza al Caf Enasco. «Sono disoccupato da otto anni, ho moglie e due figlie piccole - racconta il quarantenne con compostezza e dignità -. Ora ha perso il lavoro anche mia moglie che faceva le pulizie in ospedale e non c’è più nessuno che porti soldi a casa. Sta cercando lavoro anche lei, ma trova solo impieghi saltuari come donna delle pulizie o badante per qualche anziano. Io invece facevo l’operaio per una ditta che poi è fallita e in tutto questo tempo sono andato avanti facendo lavori saltuari o, per meglio dire, “lavoretti” che non danno certo la sicurezza che serve a chi ha famiglia. Ora aspetto di fare la domanda per il reddito di cittadinanza e spero che mi chiamino per un corso di formazione e che poi mi diano un lavoro. Uno qualsiasi, basta che sia un lavoro. Ci credo poco, ma non posso non farlo».

Anche un ultraquarantenne sta aspettando il suo turno al Caf della Cgil. E racconta di essere venuto intanto per fare l’Isee, uno dei documenti fondamentali da allegare alla domanda per il reddito di cittadinanza. «Sono progettista meccanico e cinque mesi fa la ditta per cui lavoravo ha chiuso - spiega l’operaio qualificato -. Non faccio l’Isee solo per il reddito di cittadinanza, ma perché già con questo posso avere delle facilitazioni per il pagamento delle bollette, ad esempio. Poi farò anche la domanda per il reddito di cittadinanza, ma mi darò da fare già da solo per trovare un lavoro perché non credo che ci riescano “loro”. Spero comunque di essere smentito».

C’è anche però chi il lavoro ce l’ha già e fa comunque richiesta per il reddito di cittadinanza per avere un’integrazione allo stipendio. «Io lavoro part time ed a tempo determinato come cassiere a Leroy Merlin a Navacchio - precisa un giovane di trentuno anni originario della Sicilia, ma residente a Pisa da anni -. Con quello che guadagno non riesco a vivere dignitosamente. Quindi sono venuto per chiedere un’integrazione allo stipendio e punto soprattutto a seguire dei corsi di formazione che altrimenti sarebbero a mio carico e che non potrei permettermi. Mi sembra una buona cosa. È un inizio e poi vedremo a cosa porterà. Speriamo».

L’identikit di chi si è presentato agli sportelli dei Caf per richiedere il reddito di cittadinanza è soprattutto uomo, padre di famiglia con un’età compresa tra i 40 ed i 55 anni, disoccupato da due o tre anni, principalmente italiano, ma anche extracomunitario (in particolare albanese, senegalese o cinese). Nella maggioranza dei casi si tratta soprattutto di lavoratori a partita Iva che sono stati costretti a chiuderla o di ex lavoratori dipendenti.

Molti giovani disoccupati invece sono esclusi dalla possibilità di accedere al reddito di cittadinanza perché, in molti casi, vista la loro situazione sono costretti a continuare vivere in famiglia e il reddito dei genitori supera il limite fissato per fare domanda. In compenso ci sono state diverse richieste per la pensione di cittadinanza, sostegno economico rivolto agli anziani che vivono con un reddito mensile al di sotto della soglia di povertà stabilita dall’Eurostrat, pari a 780 euro. —

Altri servizi alle pag. 2 e 3

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