Gioco
Chirurgia mini-invasiva all’utero: 8 donne su 10 a casa il giorno dopo l’operazione
Pisa, svolta all’unità operativa di ostetricia e ginecologia diretta dal dottor Simoncini. Percentuali uniche in Toscana
PISA. Un fibroma dell’utero, una cisti ovarica, un prolasso vaginale, una malformazione dell’utero, un tumore maligno: casi complessi e purtroppo frequenti che vengono operati e le pazienti dimesse già il giorno dopo.
È la realtà delle nuove tecniche di chirurgia mini-invasiva nell’ambito di un intervento di laparoscopia. Non più quello tradizionale, aprendo l’addome, ma con soli tre piccoli fori e l’uso di speciali sonde.
«Otto donne su dieci, una percentuale unica in Toscana – precisa il dottor Tommaso Simoncini, direttore dell’unità operativa di ostetricia e ginecologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana – vengono operate a Pisa con tali, innovative tecniche e dimesse entro ventiquattro ore. Numeri decisamente importanti, capaci di dare una vera e propria svolta rispetto ad altre tecniche, con interventi complessi e precisi, velocizzando al contempo la ripresa della paziente e permettendo anche di mantenere la fertilità. Non raro è, infatti, il caso di donne prima operate e poi in grado di rimanere in stato interessante e partorire regolarmente nel nostro stesso reparto. Una grande soddisfazione, soprattutto perché doppia».
«Ogni anno in Toscana circa quindicimila donne (circa una ogni mille per anno) hanno bisogno di un intervento chirurgico per una malattia che interessa l’apparato genitale. Tradotto in numeri più semplici – sottolinea Simoncini – una su dieci ha bisogno, durante la vita, di un’operazione ginecologica. Escludendo il taglio cesareo, che riguarda in media il venticinque per cento delle gravidanze, l’isterectomia (l’asportazione dell’utero, ndr), rappresenta senz’altro l’intervento chirurgico più frequente in assoluto nel sesso femminile. I problemi che portano ad eseguire un intervento chirurgico maggiore – aggiunge il ginecologo pisano – sono vari e articolati. Escludendo in sostanza le problematiche tumorali, le malattie benigne del tratto riproduttivo appaiono spesso associate a disturbi gravemente invalidanti: sanguinamenti che conducono ad uno stato d’anemia, una condizione d’infertilità, la comparsa di dolore pelvico, cioè al bacino, di tipo cronico, difficoltà nei rapporti, discesa degli organi pelvici con incontinenza o difficoltà a svuotare la vescica o il retto, solo per ricordare i più importanti».
«Le linee guida internazionali prevedono ormai – prosegue Simoncini – che, ove possibile, l’approccio laparoscopico debba essere la prima scelta per la chirurgia ginecologica, dato il chiaro vantaggio per la paziente e la maggior efficacia e precisione della chirurgia. La laparoscopia consente anche grandi risparmi al servizio sanitario regionale e alla società, consentendo in pratica ricoveri di breve durata e un più rapido ritorno alle attività normali della vita quotidiana. Noi a Pisa abbiamo la maggiore casistica in Toscana».
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