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Assolto cantante neomelodico dall’accusa di violenza sessuale
PISA. La Corte d’Appello cancella una condanna a 6 anni per violenza sessuale nei confronti di un cantante neomelodico di Torre del Greco accusato da tre giovani di averle toccate nelle parti intime durante una seduta di massaggi in una casa a Vicopisano.
Salvatore De Vita, detto Salvo, 33 anni, difeso dall’avvocato Christian Piras, è stato assolto dai giudici fiorentini con la formula «il fatto non costituisce reato». Una sentenza alla quale la Corte arriva «per contraddittorietà della prova in merito all’effettiva sussistenza del dolo» si legge nel verdetto firmato dalla presidente della Corte, Maria Cannizzaro e dal giudice estensore, Sandro Venarubea. Un’eccessiva timidezza delle ragazze rimaste zitte e prive di reazioni contrarie ai palpeggiamenti, secondo i giudici di secondo grado, ha portato De Vita al fraintendimento sul consenso.
Nel novembre 2016 il 33enne (pubblichiamo il nome perché le parti offese non hanno legami con l’uomo tali da renderle riconoscibili, ndr) fu riconosciuto colpevole per quei massaggi hard. Opposto il giudizio in appello che, per quei fatti, ha dato una lettura diversa rispetto al Tribunale pisano. Erano tre le parti civili che lo accusavano. Una ragazza di Vicopisano aveva conosciuto De Vita su Facebook e, con il consenso della mamma, lo aveva invitato a passare alcuni giorni nella provincia pisana. La sera del 13 agosto 2013 la ragazza aveva organizzato una cena alla quale aveva inviato tre sue amiche e un amico. De Vita era stato presentato come il suo fidanzato. Una serata piacevole durante la quale il 33enne campano aveva magnificato le sue doti di massaggiatore. E così le tre amiche della padrona di casa si erano sottoposte ai massaggi di Salvo.
Il cantante non ha mai negato di essere andato oltre sfiorando e anche di più le parti intime delle tre ragazze. In aula a Pisa disse ai giudici: «Erano tutte consenzienti, si sono prestate». Una versione negata dalle tre amiche che dissero di essersi sentite violate e paralizzate da quelle mani moleste a cui l’imputato aveva aggiunto nel corpo a corpo anche il coinvolgimento delle proprie parti intime.
Passando alle parti civili per la Corte «è emerso che le stesse sono volontariamente rimaste in biancheria intima davanti a un ragazzo conosciuto soltanto poche ore prima. I messaggi in tutte e tre le occasioni si sono protratti lungamente e si sono svolti in una cameretta adiacente al salone ove erano tutti gli altri e sempre con la porta aperta». Per tre volte un amico era entrato senza notare situazioni di costrizioni o di disagio da parte delle amiche.
Come già scritto dal Tribunale di Pisa le «tre ragazze appartengono a una tipologia di persone estremamente timide, fragili e culturalmente semplici. Le circostanze fanno sorgere il ragionevole dubbio che siano state erroneamente percepite dal De Vita come espressione del loro consenso al rapporto». Ed è arrivata l’assoluzione. —
P.B.
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