Finanza
«Pressione sui testi: Buscemi e Barresi vanno processati»
La Procura chiede il giudizio dell’assessore e di un amico regista e attore Secondo l’accusa volevano influenzare due testimoni prima di un’udienza
pisa. Per la Procura si attivarono con l’obiettivo di condizionare due testimoni che sarebbero state chiamate in Tribunale come testi dell’accusa nel processo in cui Andrea Buscemi era imputato per stalking. Opposta la tesi della difesa secondo la quale i comportamenti dei due imputati non sconfinarono nel codice penale limitandosi a colloqui senza alcun intento dissuasivo verso le testimoni.
Buscemi, 55 anni, assessore alla Cultura, ed Emanuele Barresi, 60 anni, livornese, attore e regista, direttore della Compagnia degli Onesti e di recente volto della soap “Un posto al sole” su Rai Tre, hanno chiesto di essere interrogati ieri mattina davanti al gip Giulio Cesare Cipolletta. La Procura - pm Sisto Restuccia - ha ribadito la richiesta di processare entrambi: Barresi per violenza privata in concorso; Buscemi per subornazione di teste. Il giudice ha fissato un’udienza a fine marzo per comunicare la decisione che oscilla tra proscioglimento e rinvio a giudizio. L’assessore è stato accolto all’ingresso del Tribunale da un presidio della Casa della Donna con lo striscione in cui si chiedono le sue dimissioni. «Sono anni che va avanti questa campagna contro di me» ha commentato prima di entrare nell’aula insieme ai suoi difensori, il professor Enrico Marzaduri e l’avvocato Rubina Colombini. Barresi era difeso dall’avvocato Marco Talini. Una parte civile, quella che ricevette la telefonata dell’attore livornese, è assistita dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta, mentre l’altra donna coinvolta resterà nel processo come parte offesa, ma non si è costituita parte civile. È seguita dall’avvocato Tiziana Mannocci.
È il 23 marzo 2015 quando Barresi parla al telefono, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, con un’amica comune di lui e Buscemi. Il 27 ci sarebbe stata l’udienza del processo all’assessore. «Andrea era preoccupato e mi chiese se potevo sentire Laura per capire se aveva intenzioni malevoli contro di lui – ha spiegato Barresi –. Appena mi rispose la sentii affaticata e mi rispose come se avesse già capito cosa stavo per chiederle parlandomi di Buscemi con epiteti poco piacevoli. Si percepiva che stava male. Mi ero interessato al caso per amicizia che mi legava a entrambi, non certo per influenzare la sua scelta di testimoniare. Di sicuro doveva farlo». Quando il pm gli ha chiesto se con il senno di poi rifarebbe quella telefonata, l’imputato ha risposto in modo secco: «No». La donna mandò poi un certificato medico in Tribunale saltando l’udienza del processo contro Buscemi. L’amministratore ha respinto l’accusa di aver avvicinato e minacciato un teste al Crn nell’estate 2013 «dicendole, contrariamente al vero, che lui si era presentato una sola volta presso la sua abitazione, minacciandola che, se avesse riferito il vero al processo, il figlio sarebbe stato licenziato». E poi il 27 marzo 2015 prima dell’udienza in aula le avrebbe detto «ricordati che la Pagliarone (la sua ex, ndr) è stata denunciata per calunnia». Dichiarazioni smentite e respinte da Buscemi. —
Pietro Barghigiani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
