La protesta
Pedofilia, Costia dal giudice per le violenze sui minorenni
In cella dal marzo 2018, il pensionato ricorrerà all’abbreviato (sconto di un terzo) Il pm Alemi vuole processarlo anche per il reato di atti sessuali su ragazzini
pisa. Un processo rapido con un’udienza, al massimo due. E poi una sentenza con la riduzione di un terzo della pena. È quello che chiederà ricorrendo al rito abbreviato Piero Costia, il pensionato 75enne di Oratoio, in carcere dal marzo 2018 con l’accusa di violenza sessuale e atti sessuali con minorenni.
Il sostituto procuratore Flavia Alemi ha chiesto il rinvio a giudizio dell’uomo che da poco meno di un anno è al Don Bosco dopo aver ricevuto un no alla concessione degli arresti domiciliari. Sarà il gup Pietro Murano a occuparsi del caso.
La Procura aveva espresso parere negativo e il gip aveva motivato il rifiuto a uscire dal carcere con il rischio di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Si è temuto che il pensionato una volta riacquistata una parziale libertà avesse potuto cercare un contatto con i ragazzi e convincerli a ritrattare. Di qui il no all’istanza con cui il legale Giuseppe Mandarano aveva chiesto i domiciliari per il suo cliente, anche in considerazione dell’età avanzata e della condizione di incensuratezza.
È un’inchiesta che mescola il dolore per aver scoperto quanto fosse facile avvicinare minorenni e farci sesso quasi alla luce del sole e il dramma per la morte accidentale di un giovane. Ma è da quel decesso che le indagini hanno virato sicure e delicate sull’indagato che ora affronta il processo.
L’inchiesta della squadra mobile della questura ha blindato come si dice in gergo le accuse. Non solo le prove documentali sono una base solida per il pm Alemi. Ci sono le testimonianze delle vittime a ridurre i margini di una difesa che con il rito abbreviato avrà la certezza di uno sconto di pena.
Non ci saranno i ragazzi che lo hanno denunciato a sfilare sul banco dei testimoni per raccontare lusinghe iniziali e rapporti completi o tentati in casa o nella sua auto. Il giudizio sarà solo sugli atti e faranno fede le dichiarazioni fatte alla polizia nel corso delle indagini da parte dei ragazzi diventati prede sessuali del pensionato.
Un incendio che trasforma Costia in un iniziale danneggiato è l’abbrivio di un’inchiesta che lo porta in carcere nel giro di tre mesi.
La sua Ford Focus viene bruciata nel dicembre 2017.
Un rogo che fa da detonatore e conduce gli investigatori a scoprire il movente di quell’assalto notturno. Viene sollevato il velo sulla vita di un single il cui volto nel corso dei mesi ha assunto i tratti del predatore seriale di minorenni. L’autore del rogo, il quarto accusatore del pensionato, nella fuga dopo aver appiccato le fiamme alla vettura parcheggiata a due passi dalla casa, venne travolto e ucciso da un treno diretto a Firenze. Si chiamava Nicolay Vivacqua e aveva 19 anni. Era finito tra i bersagli di un altro pedofilo, l’ex autista di scuolabus già condannato in primo grado in due processi simili.
Ex allenatore di formazioni giovanili tra Pisa, Bientina e Pontedera, il 75enne aveva eletto come terreno di caccia gli ambienti degli adolescenti stranieri, da nordafricani a nomadi, poco seguiti dalle famiglie e facili da irretire con la promessa di un provino per giocare in una squadra di calcio. La conoscenza occasionale declinata in approccio confidenziale. Spesso le avances venivano respinte, altre volte i ragazzini sui 12-13 anni immigrati e con situazioni familiari precarie cedevano alle voglie dell’anziano. Secondo gli inquirenti il fascicolo a carico di Costia potrebbe essere un perfetto manuale di pedofilia. —
Pietro Barghigiani
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