Sicurezza
Ex Stallette, inchiesta chiusa: abuso d’ufficio per quattro indagati
Le contestazioni della Procura all’imprenditore Rotae a dirigenti (anche ex) e funzionari di Palazzo Gambacorti
pisa. Una ristrutturazione complicata, anche se poi andata a buon fine. Appalti e ostacoli con crisi finanziarie della ditta esecutrice a rallentare un cantiere sulle cui lacune l’allora assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli portò come si dice tutto in Procura. A distanza di oltre quattro anni dal caso ex Stallette è stato notificato a quattro indagati l’avviso di chiusura delle indagini in cui si contesta il reato di abuso d’ufficio in concorso. I destinatari sono l’imprenditore Massimo Rota, legale rappresentante della “Luigi Rota Costruzioni” che vinse e poi abbandonò con revoca contrattuale imposta dal Comune i lavori nel cantiere, il coordinatore delle opere pubbliche l’architetto Marco Guerrazzi, il direttore dei lavori nel cantiere, architetto Sergio Alabiso e l’ingegner Michele Aiello, da tempo in pensione, al tempo dell’appalto responsabile unico del procedimento.
L’informativa della Guardia di finanza è stata consegnata nei giorni scorsi al magistrato Flavia Alemi, titolare dell’inchiesta che ha poi firmato l’avviso di conclusione consegnato ai quattro indagati. Una buona parte del lavoro dei finanzieri si è basata sul documento interno redatto proprio dall’ingegner Aiello, nel 2014 responsabile unico del procedimento per il recupero dell’immobile che ora ospita un centro multimediale per start-up. Errori e omissioni nella progettazione, ma anche pagamenti per stati di avanzamento non sempre completati. Varianti per opere non previste in origine o imprevedibili come la scoperta di una seconda rampa di scale in un fabbricato oggetto del recupero. E, per finire, pure la risoluzione del contratto per gravi inadempienze con la Luigi Rota Costruzioni. La relazione aveva messo in fila nella sua relazione (24 pagine e 17 allegati) origini, discrepanze contabili e vie di uscita possibili per fare ripartire il cantiere. Nella cronistoria su quello che era diventato un caso politico che ha preso anche la strada della Procura, il dirigente non aveva lesinato critiche alla direzione dei lavori accusata anche di «aver confuso nella maggior parte degli atti di approvazione importi ben precisi».
Eccone alcune: «Aver liquidato con i sette stati di avanzamento dei lavori (poco più del 40 per cento dei lavori eseguiti) ben oltre le quantità massime indicate nel progetto esecutivo, non avendo mai chiesto chiarimenti sulle quantità mancanti e non avendo mai contestato per iscritto all'impresa il progetto esecutivo. Tali maggiori pagamenti hanno determinato di per sé una variante in aumento mai approvata». Ci sono stati, inoltre, «alcuni errori o incomprensioni errati, economie inserite nel progetto definitivo e poi ritrovate anche nel progetto esecutivo e infine liquidate in contabilità - scriveva Aiello -. Progetto definitivo e quello esecutivo contenenti errori e omissioni per aver sottostimato le reali quantità oltre per incongruenze palesi tra gli elaborati grafici e computi di stima, soprattutto sugli impianti. Responsabilità di chi ha redatto e validato il progetto definitivo, di chi ha presentato il progetto esecutivo e il progetto-offerta, di chi avrebbe dovuto controllare i progetti delle ditta partecipanti alla gara e il progetto esecutivo dell'aggiudicataria». Si legge nella relazione: «Dopo un'accurata verifica della contabilità dei lavori, confrontando le opere previste dal progetto esecutivo redatto dall'impresa Rota, con quelle eseguite sino ad oggi, verificato altresì i lavori che ancora devono essere ultimati, sono emerse discrepanze tra le misure delle quantità previste nel progetto dell'impresa e le quantità effettivamente necessarie per eseguire i lavori». —
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