Gioco
Donazioni di sangue ancora in calo Il presidente Ghezzi «Investire nel settore»
Meno 14% sul territorio di Pisa (il 10% per l’associazione) e la percentuale aumenta per i donatori occasionali: meno 20%
l’intervista
Un periodo non facile, quello che vive il mondo delle donazioni e in particolare di quelle del sangue. Lo sforzo di chi, come i volontari dell’Avis di Pisa, oggi riuniti in assemblea alla Gipsoteca, dona e sensibilizza alla donazione è grandissimo. Eppure non basta. La crescita di iscritti non compensa il calo delle donazioni. Come rileva il presidente Paolo Ghezzi. «I nuovi iscritti nel 2018 sono stati 349, praticamente uno al giorno, confermando un andamento del tutto particolare nella promozione del dono soprattutto tra i giovani. Il risultato è frutto anche del lavoro costante svolto presso i Centri Trasfusionali, con i ragazzi del Servizio Civile, e nelle scuole superiori: sono stati contattati quasi 1.000 diciottenni e 311 di loro si sono resi disponibili per una prima esperienza di donazione anche se, alla fine, solo 129 sono stati quelli che sono riusciti a donare veramente».
Eppure i numeri delle donazioni preoccupano.
«Le donazioni totali continuano a registrare un evidente e preoccupante calo. Nel 2018 sono state 3.600 di cui 2.457 di sangue intero e 1.143 di plasmaferesi e multicomponent. Giusto per fare un paragone, nel 2014 con numeri già in costante calo, le donazioni totali erano state circa 4.770 di sangue intero erano state 3.192 e 1.480 circa quelle di plasmaferesi e multicomponent. Dal 2012 ad oggi, nonostante l’enorme lavoro, l’associazione ha registrato un calo di donazioni enorme: oltre 1.350 donazioni con conseguenti contrazioni del bilancio. Prendendo ad esame il triennio 2014-2017, secondo quanto comunicato dal Centro Trasfusionale, la riduzione delle donazioni totali a Pisa è stata di oltre 1.300 unità: oltre 4 donatori in meno per ogni giorno di apertura. Se, infatti, la contrazione di Avis nello stesso periodo ha raggiunto circa il 10%, quella del Centro trasfusionale è stata del 14%. Anche i donatori cosiddetti occasionali sono diminuiti ben oltre il 20%».
Cosa si può fare?
«L’importanza del settore trasfusionale dovrebbe essere ben chiara in ambito ospedaliero ed amministrativo così come la necessità di investire in questo settore sia in termini di personale che di promozione».
Quali sono le criticità maggiori?
«Non possiamo non evidenziare le segnalazioni costanti che ci giungono dai questionari post donazione: prime fra tutte le lunghe attese per le visite di idoneità e la difficoltà di garantire la priorità di accesso a coloro che si prenotano per una donazione. Elementi che rischiano di demotivare e che chiediamo con forza vengano affrontati con la dovuta considerazione e con il dovuto rispetto che i donatori meritano. I criteri di esclusione al dono diventano sempre più selettivi e gli impedimenti previsti dai decreti, anche per cause temporanee e intuitivamente poco comprensibili, si trasformano in un diniego all’accesso al dono al momento della visita con conseguente mortificazione del gesto di solidarietà del donatore che si è recato al Centro. Avvicinarsi al dono sembra essere diventato un vero percorso ad ostacoli per comprensibili necessità di salvaguardia del ricevente».
Cosa significa per l’Avis questo trend e come si può provare a invertirlo?
«Ci sentiamo spesso soli in questo percorso per invertire la tendenza eppure continuiamo ad operare e investire sul territorio. Tantissime sono le iniziative in cui siamo stati presenti nel corso del 2018 per promuovere il dono del sangue. Una intensa attività associativa che ci rende sicuramente orgogliosi anche per il solido bilancio di Avis che, tuttavia, in prospettiva e in virtù del calo costante delle donazioni, dovrà affidarsi sempre di più al sostegno esterno e alla raccolta fondi attraverso la collaborazione di chi vorrà sostenerci. Anche Avis Pisa oggi è arrivata ad un punto di grande sofferenza di bilancio in cui i costi strutturali (personale, sede e costi operativi) eguagliano le entrate trasferite in base agli accordi regionali azzerando, di fatto, le possibilità di investire nell’organizzazione di iniziative promozionali. Per questo abbiamo bisogno più che mai di sostegno e di collaborazione e di indirizzare ogni sforzo verso la ricerca di nuovi donatori». —
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