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Pene ridotte in appello ma niente condizionale per gli otto tifosi pisani
pisa. Pene ridotte in appello per gli otto tifosi nerazzurri a giudizio dopo gli scontri con la polizia prima di Pisa-Brescia a Empoli.
I giudici di secondo grado non hanno, però, concesso la sospensione condizionale agli imputati che in primo grado e poi anche a Firenze sono stati giudicati con rito abbreviato.
Sono stati riconosciuti colpevoli di resistenza e lesioni aggravate. Assolti per il reato di danneggiamento con il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Gli otto erano arrivati all’appuntamento con l’appello dopo aver pagato le provvisionali ai poliziotti, costituiti come parti civili, fissate in primo grado.
Le nuove pene: Leonardo Pesci, 21 anni, di Pisa e Dario Gemignani, 32 anni, di Lajatico hanno avuto 8 mesi e 20 giorni; Simone Grigatti, 28 anni e Claudio Celandroni, 28 anni, di San Giuliano Terme 8 mesi e 10 giorni; Federico Pasquini, 30 anni; Andrea e Alessandro Contatore, 30 e 27 anni e Davide Conti, 29, di Cascina sono stati condannati a 8 mesi. Tutti erano difesi dall’avvocato Giulia Padovani e per una posizione anche dal legale Andrea Di Giuliomaria.
Quella di aver preparato l'assalto ai pullman del Brescia era una contestazione caduta già nel processo del marzo 2017 a Firenze.
Una tesi, sostenuta dalla questura fiorentina, che la tifoseria nerazzurra aveva sempre respinto con sdegno. Ora in appello le pene vengono ridotte anche se la mancata concessione della condizionale comporterà uno scontato ricorso in Cassazione per ottenere la sospensione.
Per la tifoseria nerazzurra la trasferta empolese del settembre 2016, degenerata negli scontri in strada prima della gara, è sempre stata diventata una macchia verso la quale tutti si sono sentiti in dovere di reagire. «Ma quale agguato, la responsabilità è di chi ha organizzato l'ordine pubblico facendo passare dalla stessa strada i tifosi pisani e quelli del Brescia» è il mantra ripetuto all’infinito da chi aveva respinto fin da subito l'immagine dell'ultras che parte da casa con mazze e passamontagna in attesa del nemico da aggredire. Primo e secondo grado di giudizio hanno escluso la premeditazione degli scontri. Che, comunque, ci furono e con alcuni agenti feriti. Un incontro fortuito, evitabile se i bresciani fossero stati fatti passare da un'altra parte, e il parapiglia ripreso dalle telecamere della polizia. La parola finale alla Cassazione. —
P.B.
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