Gioco
Farmaco riattivò la tubercolosi condannato reumatologo
Sentenza di 3 mesi e 20mila euro di provvisionale per un medico di Cisanello denunciato da un paziente alle prese con la Tbc dopo una cura muscolare
PISA. La prescrizione di un farmaco che nel tempo riattivò la Tbc nei polmoni di un paziente è costata a un reumatologo di Cisanello una condanna a 3 mesi (pena sospesa) per lesioni colpose.
È la sentenza letta nella tarda mattinata dal giudice Paola Giovanelli (il pm onorario Vincenzo Molinaro aveva chiesto 2 mesi) a carico di Maurizio Mazzantini, 60 anni, livornese, dirigente ospedaliero di reumatologia. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 20mila euro e il resto del risarcimento da stabilire in sede civile.
Il difensore del medico, l’avvocato Patrizio Pugliese, ha chiesto l’assoluzione sottolineando nella sua arringa «la trascuratezza del paziente che non sospese la somministrazione del farmaco a distanza di mesi. Lui dice di aver interrotto subito la somministrazione, ma nella cartella clinica dell’ospedale del suo paese in Puglia il farmaco figurava ancora come assunto».
È sull’assenza degli esami che ha ruotato il processo. Nella su deposizione in aula il 37enne, ex consigliere comunale di un municipio della provincia di Brindisi, raccontò di non aver fatto gli «esami preliminari perché il medico mi disse di iniziare subito la terapia. I risultati arrivarono, solo che poi ebbi dei problemi ai polmoni e in ospedale mi dissero che avevo la tubercolosi». Gli effetti collaterali del farmaco gli riattivarono la Tbc. Per l’accusa e la parte civile non ci fu un’informazione preventiva al momento di prescrivere la medicina. Opposta la tesi della difesa secondo la quale fu l’omissione del paziente nel non sottoporsi agli esami indicati al momento del consulto a scatenare il cortocircuito farmacologico.
«Nel frattempo la tubercolosi è sparita, ma la mia vita ne ha risentito e non solo a livello economico – riferì in aula il paziente -. Avevo un’attività di manutenzione nel settore agricolo. Ho dovuto interromperla. Sono rimasto chiuso in casa perché con una malattia contagiosa come la Tbc nessuno voleva più incontrarmi, né frequentarmi. Ora mi affatico facilmente e ho ancora rigidità muscolari».
Si era rivolto nella primavera 2015 allo specialista che lo aveva visitato in intramoenia a Cisanello. Il paziente aveva seri problemi di rigidità muscolare a livello di arti e lombare. «Sono venuto a Pisa con mia sorella – è stato il suo racconto -. Il medico mi disse di fare subito la terapia per evitare danni irreversibili. Non parlò di esami preliminari da sostenere. Il colloquio fu solo sulla cura. Dopo l’assunzione del farmaco ci furono effetti positivi per la mia patologia». Nel giro di qualche mese, però, la situazione virò verso un peggioramento delle condizioni di salute del paziente. Dopo il deposito delle motivazioni la difesa di Mazzantini presenterà appello contro la sentenza di condanna. —
Pietro Barghigiani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
