Il Tirreno

Pisa

La leggenda del “Duomo vecchio” e le ragioni dell’errore “entrato” nella storia

di Lorenzo Carletti
La leggenda del “Duomo vecchio” e le ragioni dell’errore “entrato” nella storia

Quello tra San Paolo e la Cattedrale è un dialogo a distanza: parlano una lingua simile fin dalla facciata Tra le particolarità anche le campane della chiesa realizzate da due maestri pisani, padre e figlio, del Duecento

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un po’ di storia



La leggenda che fa di San Paolo a Ripa d’Arno il “Duomo vecchio” non ha alcun fondamento storico, ma aiuta a cogliere la somiglianza tra i due edifici, giacché San Paolo non è comprensibile se non in rapporto con il “tempio di marmo bianco come la neve” fondato nel 1064 da Buscheto.

Il modello è immediatamente dichiarato dalla facciata con gli ordini sovrapposti di loggette percorribili ed il disegno a salienti. I due edifici parlano una lingua simile anche nella decorazione ad archi ciechi, nella bicromia ottenuta con diversi tipi di marmo (quello bianco di San Giuliano e quelli più scuri di Asciano e Vecchiano), nonché nell’uso di pietre antiche “spogliate” dalle rovine romane e nell’inserto di eleganti tarsie. Altro elemento comune è rappresentato dalla cupola sulla crociera, sostenuta da trombe d’angolo nel Duomo e qui da semplici pennacchi.

L’attuale chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno sorse tra XI e XII secolo come chiesa monastica dell’ordine vallombrosano, da poco fondato proprio in terra toscana. L’edificio doveva essere già agibile nel 1133, quando vennero traslate dalla chiesa precedente a questa “basilica nuova” le reliquie di Santa Anastasia. Non conosciamo il nome del suo architetto, ma sappiamo che la consacrazione della chiesa ebbe luogo nel 1148 ad opera di papa Eugenio III.

La stretta relazione con il Duomo può essere individuata anche nelle fasi costruttive: oltre al già accennato rapporto con il modello originario di Buscheto, si possono infatti rintracciare affinità con l’arte di Rainaldo, il maestro cui si deve, intorno alla metà del XII secolo, gran parte della decorazione di facciata della Cattedrale. La facciata di San Paolo ha avuto un lungo periodo di elaborazione: la parte inferiore presenta sulla destra evidenti influssi islamici, mediati probabilmente dalla Sicilia normanna, negli archi ogivali decorati con motivi a zig-zag, mentre la parte superiore presenta tratti gotici essendo ancora in lavorazione nei primi anni del Trecento, come attestato da documenti che riportano anche il nome del grande Giovanni Pisano. A proposito della decorazione esterna, meritano di essere segnalati i leoni di facciata che affiancano il portale principale, i rosoni intagliati e intarsiati entro le lunette degli archi ciechi e i due rilievi di Madonna, l’una orante e l’altra annunciata. L’analisi stilistica delle due sculture permette di attribuire la prima ad un artista bizantino del dodicesimo secolo, la seconda ad uno pisano del quattordicesimo.

Altri elementi da segnalare sono il fregio in corrispondenza dell’angolo settentrionale con eleganti figure antichizzanti, e alcune colonnine delle loggette con le sovrastanti teste a rilievo, molte delle quali sostituite nel XIX secolo. Passando poi dalla facciata al transetto Nord, ritroviamo esempi di quel sapiente riuso di materiali antichi, che connota l’architettura romanica pisana: il fronte di sarcofago romano con geni che reggono il ritratto della defunta e personificazioni dell’Oceano e della Terra, viste di fronte e da tergo, e sotto una mensa paleocristiana in marmo bianco, intarsiata di marmi policromi in epoca romanica.

Rimanendo alla leggenda del “Duomo vecchio”, se ci vogliamo al lato sud di San Paolo notiamo la più significativa differenza tra i due edifici: mentre la Cattedrale si erge completamente isolata nella Piazza dei Miracoli, la nostra chiesa dichiara la sua originaria appartenenza a un più ampio complesso edilizio, come dimostra anche l’utilizzo di più semplici materiali da costruzione nei prospetti un tempo non visibili dall’esterno (il fianco, il transetto meridionale e in parte l’abside). I bombardamenti del 1943-44 hanno radicalmente cambiato l’assetto di quest’area: del campanile si conservano solo le tre campane, due delle quali realizzate nel 1213 e 1242 da Bartolomeo e da suo figlio Loteringio, maestri che nel 1239 fecero una coppia di campane per la Basilica di Assisi.

Anche la cappella di Sant’Agata, realizzata in laterizi su pianta ottagonale e con tetto a piramide, un tempo era inglobata entro il complesso monastico. Sopra l’altare di questo edificio, oggi in abbandono, fu amorevolmente custodita dalle monache la Croce processionale della metà del XIII secolo attribuita a Giunta Pisano, finita nella collezioni civiche e poi al Museo Nazionale di San Matteo a seguito di un’incresciosa vicenda di estorsione e discriminazione perpetuata dal regime fascista sull’industriale ebreo Sigismondo Jonasson (Le due facce della croce, Edizioni Ets: 2012). —

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