Il Tirreno

Pisa

il fronte pisano della “chiamata alle armi” 

Favori e concorsi pilotati chiusa l’inchiesta: 4 indagati

P.B.
Favori e concorsi pilotati chiusa l’inchiesta: 4 indagati

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pisa. Chiusa l’inchiesta della Procura fiorentina su un presunto giro di accordi e favori più o meno espliciti nel mondo accademico per assegnare abilitazioni e cattedre universitarie di Diritto Tributario.

Sono 45 in tutto gli indagati a cui i magistrati Paolo Barlucchi e Luca Turco contestano a vario titolo induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione, turbata libertà del procedimento di scelta (nei concorsi), abuso d'ufficio, frode in pubbliche forniture, truffa. È l’operazione “Chiamata alle armi” che nel settembre 2017 portò a sette arresti e a 22 interdizioni dall’insegnamento. Tra i 45 anche il professor Roberto Cordeiro Guerra, 59 anni, marito di Silvia Motroni già candidata a sindaco di Montecatini. Gli effetti pisani dell’inchiesta riguardano il professor Alessandro Giovannini, 56 anni, livornese, docente di Diritto Tributario a Siena, studio professionale a Pisa ex direttore generale della Provincia di Livorno e di recente corteggiato da Forza Italia per le amministrative del dopo Nogarin. Gli altri indagati a chiusura dell’inchiesta sono il dottor Francesco Padovani, 46 anni, di Firenze, all’epoca interdetto dall’insegnamento per 12 mesi alla facoltà di giurisprudenza a Pisa, e accusato anche di aver dichiarato di non svolgere più attività professionale facendo poi firmare ad altri gli atti da lui curati e continuando a percepire gli utili dell’associazione professionale; la professoressa di Diritto Tributario, Brunella Bellè, 52 anni, originaria di Carrara e residente a Lucca; l’avvocato, nonché ricercatore, Nicolò Zanotti, 34 anni, di Pisa. A Zanotti viene contestato di aver accettato preventivamente la vittoria di Padovani assicurando i componenti la commissione (presente la docente Bellè) di non voler fare ricorso in cambio della promessa di una valutazione positiva in sede di abilitazione nazionale come professore di seconda fascia e «più in generale per lo sviluppo della sua carriera universitaria» scrivono i pm nell’avviso di chiusura delle indagini. Al centro degli accordi tra le parti c’era il collante della spintarella che, nella prospettiva dell’accusa, creava alleanze utili alla bisogna. Le intese verbali per le abilitazioni “ a coppie” in cui il barone che vedeva promosso il suo pupillo era poi in debito con il collega che sponsorizzava il suo allievo in occasione delle valutazioni delle commissioni. —

P.B.

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