Sicurezza
Diamanti comprati in banca decine i risparmiatori truffati
L’avvocato Foggia (Adusbef): «In poche ore ho raccolto le denunce di cittadini che hanno perso almeno 300mila euro». La società è fallita, istituti nel mirino
pisa. «La truffa dei diamanti? Purtroppo l’avevamo prevista e, infatti, quando qualche cliente si era rivolto alla nostra associazione per chiedere se l’investimento fosse più o meno buono lo avevamo sconsigliato. Adesso ci troviamo di fronte a decine di persone che, tramite la propria banca, hanno investito nelle pietre preziose perdendo l’intero capitale».
A parlare è l’avvocato Alberto Foggia che per conto dell’associazione dei consumatori Adusbef ha già raccolto, nel giro davvero di poche ore, diverse denunce da parte di clienti che hanno investito in diamanti. «Ad oggi stiamo parlando di una cifra sui 300.000 euro quella che i miei clienti pisani – aggiunge – hanno perso nell’investimento. Ma la notizia è scoppiata solo da pochi giorni, dopo l’annuncio del fallimento di Intermarket Diamond Business Spa società venditrice di diamanti che collocava le pietre sul mercato tramite il canale bancario per cui ci attendiamo ulteriori e numerose doglianze». Ma come dicevamo la truffa non è stata un fulmine a ciel sereno. Ancora il legale dell’Adusbef: «Al mio studio si erano già rivolte alcune persone per chiedermi se l’investimento proposto dalla propria banca, appunto in diamanti, fosse una buona operazione. Mi ero quindi rivolto ad un importante gemmologo internazionale, Gianluca Zimei, per sottoporgli il caso e soprattutto per chiedere una reale valutazione delle pietre rispetto a quanto proposto ai clienti. E qui c’è stata la sorpresa. L’esperto, proprio valutando esclusivamente il tipo di diamante, mi aveva rivelato come la cifra richiesta fosse superiore di 2 o 3 volte al reale valore gemmologico e pertanto invendibile sul mercato. In questo caso sono riuscito a dissuadere i clienti. Ma tanti altri hanno accettato l’investimento proprio perché proposto dalla banca». E proprio gli istituti bancari sono adesso nel mirino, spiegano all'Adusbef, visto sono stati loro a proporre l'acquisto dei diamanti come investimento sicuro, redditizio e di immediata liquidabilità. Considerando poi il fallimento della società venditrice, le cause si sono indirizzate verso le banche: alcune si già sono impegnate a rimborsare i propri clienti riacquistando le pietre, altre offrono invece in alcuni casi una percentuale di rimborso che varia da un 10% a un 50%, in poche arrivano percentuali superiori (70%), lasciando le pietre di proprietà dei clienti. «Uno dei problemi che si aggiungono è il fatto che alcuni investitori non sono in possesso fisicamente delle pietre – conclude l’avvocato – perché una volta firmato l’acquisto sceglievano, come veniva suggerito per motivi di sicurezza, di lasciarle in custodia alla società venditrice. Chiunque non fosse in possesso delle pietre acquistate, deve presentare istanza di restituzione entro l’8 marzo; il giudice del Tribunale di Milano che ha dichiarato il fallimento della società ha assegnato come termine per il deposito dell’ammissione allo stato passivo l’8 marzo, con fissazione dell’udienza di esame l’8 aprile». —
Daniele Benvenuti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
