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Quota 100, più di 250 domande ai Caf: i pensionabili sono circa 5mila
Sportelli della provincia di Pisa presi d’assalto per ottenere lo “sconto” pensionistico: in fila operai ed insegnanti insieme a chi non ha più un lavoro
PISA. Centralini in tilt e patronati presi d’assalto. “Quota 100” fa gola. A Pisa e provincia la misura introdotta dall’ultima manovra di bilancio ha prodotto già oltre 250 domande. La corsa alla pensione anticipata si è materializzata negli ultimi giorni con code interminabili agli sportelli dei Caf ed in migliaia di telefonate che i patronati stanno ricevendo per la richiesta di informazioni e chiarimenti. In tanti ci provano e molti accettano di limitare il cumulo pensionistico pur di sfruttare la possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro.
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Sono 273 le domande presentate alle sedi Inps di Pisa e Pontedera (il dato è riferito alle richieste arrivate fino a martedì scorso) a cui spetterà il compito di analizzare ed approvare. Si stima però che il numero possa aumentare nelle prossime settimane. Sono infatti alcune migliaia i lavoratori pisani che potenzialmente possono accedere alla prestazione economica: ne possono usufruire lavoratori dipendenti e autonomi che, tra gennaio 2019 e dicembre 2021, maturano i requisiti richiesti. Alcune parziali stime parlano di almeno 4.500-5.000 persone che possono cumulare i “fatidici” 62 anni di età ed un’anzianità contributiva non inferiore a 38 anni, di cui 35 “effettivi”, cioè al netto di periodi di malattia, disoccupazione e maternità, ed uscire anticipatamente dal mondo del lavoro rispetto ai requisiti richiesti dalla riforma Fornero.
Nei prossimi giorni i server dell’istituto pensionistico potrebbero quindi essere inondati da nuove domande, soprattutto dopo la circolare di attuazione di quota 100 pubblicata la scorsa settimana dal ministero dell’Istruzione che ha sciolto la riserva per l’applicazione della misura previdenziale al comparto scuola: docenti, dirigenti scolastici e personale Ata che vogliono accedere alla pensione anticipata devono presentare la domanda entro il 28 febbraio e, in caso di esito positivo, cesseranno il servizio dal prossimo settembre.
Una “fuga” di cui approfitteranno soprattutto uomini impiegati nel settore privato. Le domande presentate alle sedi Inps di Pisa e Pontedera sono state sottoscritte in particolare da lavoratori impiegati in settori usuranti (industria anzitutto), disoccupati storici ed ex lavoratori recentemente licenziati con i sussidi al reddito in scadenza. Nel settore pubblico è invece il mondo della scuola a trainare il numero di richieste di pensionamento. A seguire sono i dipendenti di Ferrovie dello Stato e di Poste Italiane le figure professionali che cercano di accedere alla misura previdenziale.
Il boom di domande presentate tra Pisa e provincia è però solo una piccola parte delle richieste di accesso alla pensione anticipata presentate dai lavoratori toscani. La provincia pisana è quinta, al momento, per numero di richieste all’Inps dietro Firenze (679), Lucca (311), Livorno e Arezzo (290).
Il calcolo della perdita economica rispetto ad una “pensione piena” è il leitmotiv che accompagna le consulenze e le richieste di informazioni che gli aspiranti pensionati sottopongono ai Caf. E in migliaia si stanno rivolgendo alle sedi dei patronati di tutta la provincia per valutare il proprio percorso lavorativo e previdenziale, e valutare la scelta migliore. In tanti, soprattutto amministrativi del settore pubblico, rinunciano alla misura introdotta dal governo gialloverde per tentare invece di tagliare il traguardo della pensione con il massimo cumulo contributivo. Per operai, artigiani e lavoratori dipendenti l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, in particolare quello usurante, riesce invece a bilanciare la leggera perdita economica.
Se da una parte quota 100 agevola i lavoratori a tagliare con qualche anno di anticipo il traguardo della pensione, dall’altro ha però messo già in allarme alcuni settori produttivi, soprattutto dove è richiesta manodopera specializzata e competenze particolari. L’Irpet (Istituto regionale di programmazione economica della Toscana) ha calcolato che le nuove regole pensionistiche potrebbero generare nel 2019 un potenziale esercito di 36mila nuovi pensionati, per un costo stimato di circa un miliardo di euro. Numero potenzialmente destinato a salire nel corso del prossimo anno, quando la platea di lavoratori che potrà usufruire di quota 100 potrebbe salire a 39mila per poi scendere a 33mila nel 2021.
Un impatto pesante per il mondo del lavoro che, insieme alla rapida e continua trasformazione della domanda di lavoro, potrebbe mettere a rischio il turn over in determinati settori produttivi.
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